Sicilia

La nuova pastorizia dell’ Est. Gli ultimi pastori Siciliani ormai quasi scomparsi

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Il fotoreporter Carmelo Sucameli ha realizzato un progetto fotografico per documentare l’evoluzione della pastorizia siciliana.

La Sicilia, terra da sempre caratterizzata da un alto indice di disoccupazione, ha un unico sbocco occupazionale nel mestiere del governante di pecore, c.d. pecoraio, lavoro considerato umiliante e per persone di bassa estrazione sociale,  poco colta e quasi analfabeta. La mancanza di manodopera siciliana per la pastorizia implicava dei salari mensili  molti alti  per chi sceglieva di fare questo mestiere anche se oggi vi è una inversione di tendenza, dal 2014, Sucameli ha raccolto oltre 15 testimonianze fotografiche e documentali che testimoniano che la pastorizia, con impiego di personale siciliano, e quasi  scomparsa; mancano pastori e operai disposti a lavorare in campagna. A sostituire la manodopera indigena, negli ultimi anni, operai provenienti dall’est Europa e in particolare dalla Romania e prima ancora dall’Albania (negli anni ’90). Nell’ultimo periodo si sta verificando che gli operai provenienti dall’est Europa rimangono a lavorare in Sicilia rimangono un paio di mesi o 1 anno, giusto il tempo per racimolare un po’ di euro per acquistare una casetta in patria e farvi rientro. Sucameli ha trascorso una giornata “tipo” con i pastori per documentare più da vicino come scorre la loro giornata e quali difficoltà affrontano. La giornata di un pastore ha inizio alle 6:00 del mattino in ovile, e dopo aver preparato gli zaini con acqua e cibo da portarsi dietro, indirizza le pecore al pascolo in aperta campagna, percorrendo a piedi tanti km, alle intemperie e negli affranti dove le pecore si dirigono, prestando attenzione che non sconfinino nei terreni altrui. Ogni pastore ha una sua zona assegnata; alle 13:00 il pastore si concede un veloce pasto e poi rientra in ovile con le pecore per la mungitura; al termine riporta le pecore nuovamente al pascolo  sino alle ore 18:00 nei mesi invernali e sino alle ore 20:00 nei mesi estivi in funzione della luce diurna e ciò tutti i giorni della settimana e per un salario oscillante tra 800 euro e 1000 euro. Quasi tutti i pecorai, per scongiurare il furto di bestiame dormono in ovile. Una vita, quella del pastore,  molta sacrificata che richiede impegno, amore per la campagna. Le testimonianze raccolte da Sucameli, dal 2014 sono racchiuse nel progetto fotografico che alla conclusione vorrà testimoniare ai giovani siciliani quali opportunità di lavoro può dare la pastorizia, sia pure sacrificata, ma genuina nella sua durezza e che forse è arrivato il momento di riprendere questo settore investendo in idee e procedure.

Testo & Foto Carmelo Sucameli

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