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“I rifiuti nell’era dell’Economia Circolare”

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Da settimane le commissioni parlamentari competenti stanno esaminando gli atti del governo per il recepimento delle nuove direttive europee sui rifiuti (2018/850/UE, 2018/851/UE e 2018/852/UE). Norme conformi al modello di Economia Circolare dove tutto il sistema economico e sociale è ripensato, sin dalla progettazione dei beni di consumo, per prevenire la produzione di rifiuti. Quei rifiuti che comunque verranno prodotti dovranno, per lo più e prioritariamente, essere destinati al riuso e alla preparazione per il recupero di materia e il riciclaggio. Solo una parte residuale, non superiore al 10%, potrà essere destinata alla discarica. Negli ultimi anni il Sud Italia ha fatto passi da gigante (report annuali di ISPRA) con RD che mediamente si attestano intorno al 50% riducendo sensibilmente il divario che le regioni del Nord. Purtroppo in Sicilia, se da una parte si registrano dati molto incoraggianti della maggior parte dei Comuni, sempre più virtuosi, dall’altra parte i maggiori centri urbani dell’isola (Palermo, Catania, Messina, Siracusa) registrano valori di RD sensibilmente più bassi ed hanno al centro della gestione dei rifiuti le discariche.

Il Piano Regionale sui Rifiuti in vigore risale al 2002. Il Piano d’Ambito dell’ex ATO CL2 del 2016, oggi in capo alla SRR4, prevede addirittura la realizzazione di un inceneritore della capacità di 40.000 ton/anno; una programmazione che risale a qualche anno fa ma che risulta anacronistica rispetto agli obiettivi che si stanno perseguendo oggi in Europa e dal Governo italiano.

Un Piano d’Ambito pensato ed elaborato in palese difformità dalpiano di Risanamento Ambientale(PdR) approvato dalDPR del 17.1.1995che prevede un alleggerimento della pressione ambientale sui territori di Gela, Butera e Niscemi. Un PdR snobbato dalla Regione e non tenuto in considerazione dalle Amministrazioni Comunali che in 25 anni si sono succedute. PdR tutt’oggi valido che andrebbe però aggiornato, ma ancora validissimo nelle sue linee strategiche. In esso si afferma che “l’adozione delle migliori tecnologie disponibili non è sufficiente al miglioramento della condizione ambientale, per cui si richiede un approccio a monte, ovvero mediante il ricorso a processi tecnologici innovativi intrinsecamente più puliti.” La scelta di un inceneritore e l’ampliamento della discarica come soluzioni ai problemi di gestione rifiuti non ci sembrano in linea con tali strategie.

Chiediamo alla SRR4 e soprattutto all’AC di Gela di dotarsi di un nuovo Piano d’Ambito per la Gestione Integrata dei Rifiuti basato sul recupero di materia e che tenga conto pregiudizialmente dei Piani già esistenti. Oltre al PdR, il Piano d’Ambito dovrà rispettare le prescrizioni contenute nel Piano di Gestione della Riserva Biviere di Gela. Prevedere un inceneritore e programmare continui ampliamenti della discarica di Timpazzo, dove lo stesso inceneritore dovrebbe sorgere, non solo è in contrasto con il PdR e il Piano di Gestione della Riserva, ma vìola il DM 17 ottobre 2007 che (all’art. 5 “Criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tutte le ZPS”, comma 1, let. k.) vieta la “realizzazione di nuove discariche o nuovi impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e rifiuti nonchéampliamento di quelli esistenti in termine di superficie, fatte salve le discariche per inerti”. Quindi il Piano d’Ambito è palesemente in contrasto con le norme citateperché prevede l’inceneritore ed altri impianti in un’area sottoposta a vincoli. 

Impianti essenziali come il compostaggio vanno insediati in aree non sottoposte a vincoli. E’ paradossale che nel sito di Timpazzo si ricorra a continui interventi di ampliamento nel nome dell’emergenza rifiuti. Il Governo Regionale deve dimostrare di essere capace di rispettare le direttive europee. La Sicilia è in Europa. Altresì rivolgo un appello all’attuale AC affinché percorra con decisione la strada di discontinuità con le amministrazioni precedenti, ed in particolare con quella Messinese che voleva trasformare Gela in un centro di smaltimento regionale di rifiuti urbani ed industriali con tecnologie dannose per la salute e l’ambiente. Oggi la via maestra è l’economica circolare e il futuro di Gela deve guardare alla transizione energetica verso le fonti rinnovabili ed al recupero e valorizzazione dei rifiuti secondo le migliori tecnologie disponibili rispettose di ambiente e salute, non al loro smaltimento. 

Com. Stam.

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