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Sicurezza: Romano, Plauso a Questore di Torino Politica ascolti la sua pacata e lucida analisi su fenomeno violenza nelle città

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Condividiamo, perché lo diciamo da tempo come Siulp, e per questo sosteniamo la lucida e pacata analisi fatta dal Questore di Torino Giuseppe De Matteis sul rischio di una incontrollata recrudescenza della violenza ad opera di alcuni stranieri che non riconoscono l’autorevolezza dello Stato a seguito di norme che, sebbene di alto profilo giuridico, di fatto si dimostrano inapplicabili per garantire la tutela della sicurezza dei cittadini e degli stessi operatori di polizia.

Ciò che accade quotidianamente nelle strade di Torino, ovvero che immigrati dediti alla criminalità sono ormai alla ricerca dell’uniforme per aggredire gli operatori, certi della totale impunità di cui godono a seguito dell’effetto salvifico che le norme varate purtroppo producono nell’ambito dell’applicazione quotidiana, non riguarda solo la città di Torino ma l’intero territorio nazionale.

Per questo condanniamo l’ennesimo tentativo di sfuggire dal problema reale, ovvero come fermare chi delinque nel nostro Paese, cercando di etichettare l’analisi di un esperto Questore, qual è De Matteis, come una posizione pro o contro l’immigrazione.

Ciò che il Questore di Torino ha cercato di far emergere è solo la drammatica realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente, ovvero che le norme con cui i poliziotti devono affrontare chi nel nostro Paese decide di delinquere anziché rispettare le regole della civile convivenza, sono inadatte.

Se in Italia abbiamo un’aggressione al personale in uniforme ogni tre ore e mezza è un dato incontrovertibile e non una sensazione di chi pone questi problemi. Così come il fatto che queste aggressioni sono opera di stranieri in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico o di permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Così Felice Romano, Segretario Generale del Siulp, commenta l’analisi fatta dal Questore di Torino circa l’impossibilità di dare maggiore sicurezza ai cittadini e ai propri poliziotti nonostante il numero esorbitante di arresti operati da quella questura sul terreno del contrasto alla criminalità diffusa, allo spaccio di sostanze stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e ai reati predatori. Infatti sugli oltre 200 arresti mensili citati dal dott. De Matteis, ben il 65% di questi arrestati non rimane nelle patrie galere.

Un quadro desolante che, oltre a dimostrare l’inefficacia delle norme oggi disponibili per contrastare questa criminalità, sta creando frustrazione e disaffezione delle donne e gli uomini in uniforme.

La sensazione più diffusa è quella di essere diventati come don Chisciotte che combatteva contro i mulini a vento senza alcuna speranza di vincere la guerra.

Per questo, conclude Romano, nell’esprimere un plauso al Questore di Torino, facciamo l’ennesimo e ultimo appello alla politica perché si faccia carico di questi problemi dei cittadini e degli operatori di polizia.

Siamo al punto di non ritorno. Giacché o la politica elabora nuovi e più efficaci strumenti normativi – come ad esempio la previsione che chi aggredisce il personale in uniforme o chiunque svolga una helping profession deve andare in carcere, fosse anche solo per un mese – oppure le donne e gli uomini in uniforme saranno costretti a scendere in piazza per protestare e denunciare lo stato di totale abbandono in cui versano tutti coloro che hanno deciso di servire lo Stato e la collettività. E questo senza contare la gogna mediatica, strumentale e infondata come dimostrano anche gli ultimi accadimenti di Vicenza, a cui ogni volta che intervengono sono sottoposti. Questo stato di cose non può più essere tollerato.

Attendiamo con estrema e vigile attenzione la risposta che ci verrà data per continuare a garantire la sicurezza al nostro Paese e ai nostri cittadini. Diversamente la chiederemo a gran voce con tutti gli strumenti di lotta che la legge ci consente.

Com. Stam.

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