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Curiosità, mancano le scimmie per le ricerche sul Covid-19

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La corsa mondiale al vaccino ed ai farmaci specifici per combattere il coronavirus ha fatto aumentare in modo esponenziale la domanda di scimmie da utilizzare come cavie nei laboratori farmaceutici per testare i nuovi prodotti, così si è scoperto che non ci sono primati sufficienti a soddisfare la richiesta.

Come ha reso noto il Post, a dispetto degli animalisti più radicali, ancora oggi le scimmie sono utilizzate nei centri di ricerca di tutto il mondo per verificare la sicurezza e l’efficacia dei nuovi vaccini e farmaci, prima di sperimentarli sull’uomo. I primati risultano tuttora indispensabili alla ricerca e la pandemia Covid-19 e la conseguente corsa a trovare farmaci e vaccino in grado di bloccarlo, ha fatto aumentare la domanda di primati, la cui mancanza potrebbe presto rallentare la ricerca, se non si troveranno nuove soluzioni alternative, anche a tutela dei poveri animali sacrificati sull’altare della ricerca. Sottoporre le scimmie ad una pratica di inoculamento di nuovi farmaci o vaccini, per poi studiarne gli effetti, è una pratica ancora oggi diffusa, ma con notevoli implicazioni etiche. Nel secolo scorso tale modalità ricerca si è rivelata essenziale per studiare e debellare numerose malattie, salvando milioni di persone, ma negli ultimi anni le sperimentazioni sugli animali sono state messe in dubbio da parte della comunità scientifica e degli animalisti, con l’auspicio di trovare una valida soluzione alternativa al sacrificio di tanti poveri animali. E’ pure vero però che i ricercatori tendono ad utilizzare le scimmie nelle ultime fasi dello sviluppo di un farmaco o di un vaccino, poco prima di avviare i test sugli esseri umani, quando i rischi sono molto ridotti. Per le fasi precedenti, infatti, sono utilizzati altri animali, come ratti o criceti.

Ciro Cardinale

CS

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