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Pozzallo: Convegno “Umani e sicuri. Diritti e doveri degli ospiti e degli ospitanti”

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Con i saluti di don Salvatore Cerruto, vicario episcopale per la Pastorale Sociale, e del dott. Roberto Ammatuna, Sindaco di Pozzallo, si è aperto il Convegno “Umani e sicuri. Diritti e doveri degli ospiti e degli ospitanti”.

Il dibattito si è tenuto il 19 settembre dalle 10.30 alle 12.30, presso la Chiesa Madre di Pozzallo. All’evento hanno preso parte oltre alle autorità civili e militari, diverse persone a vario titolo impegnati con i migranti e trai i partecipanti anche l’Equipaggio della “Mare Ionio”, la nave dell’ONG Mediterranea, attualmente in rada al Porto di Pozzallo.

L’incontro è stato coordinato dal dott. Tonino Solarino, che ha introdotto il tema principale del convegno, sottolineando il tema dell’accoglienza, la quale «ha bisogno di essere salvata dall’integrazione. Visto che il dibattito, sul fenomeno migratorio, sta diventando sempre più ideologico, e complica il problema del fenomeno migratorio perché non possiamo portare avanti un accoglienza ingenua. Bisogna farsi carico dei problemi che sussistono e ognuno deve fare la sua parte».

Il convegno “Umani e sicuri” ha visto come interlocutori principali il dott. Pietro Bartolo, attualmente Eurodeputato e Vice Presidente della Commissione Europea per la Libertà, Giustizia e Affari Interni, e Mons. Antonio Staglianò, Vescovo responsabile di “Migrantes” per la Conferenza Episcopale Siciliana.

«La chiesa – sottolinea Solarino – in più occasioni ha ricordato che la diversità è una ricchezza, che il conflitto è utile per trovare soluzioni, ma non può mai diventare odio. Siamo chiamati ad amare. C’è una sfida culturale ed educativa da superar, e questa non riguarda solo il tema degli immigrati».

Il Vescovo di Noto, partendo da considerazioni teoretiche, ha cercato di fornire uno sguardo ampio e aperto, sul tema del convegno. Il prelato ha sottolineato come il problema migrazione, non è solo il fenomeno dell’afflusso costante di vite umane sulle coste dell’Europa, ma la perdita di umanità che sta attraversando tutto l’Occidente. Occorre prima di tutto «essere attenti alla loro concreta condizione, al loro dolore e ai loro sogni e alle motivazioni che li spingono ad affrontare rischi, spesso mortali, pur di aprirsi a una speranza di futuro». Nel suo intervento, Mons. Staglianò, ha parlato di proposte operative per avviare un dialogo e un confronto con le istituzioni sul tema dei migranti. Secondo il prelato, bisogna scandagliare l’essere umano per trovare una risposta su quanto gli resta di umano, «non è una questione – sottolinea Staglianò – di equilibri politici, qui è in gioco la situazione che l’umanità vive, che può essere umana ma anche disumana. Bisogna restare umani, e quindi salvare le vite di uomini e donne in mare, in pericolo. Bisogna salvare la vita». Alla fine del suo intervento il Vescovo ha lanciato otto passi per la stesura operativa di un patto umanitario, perché in gioco c’è la vita di ogni singolo essere umano, il problema migratorio non si risolve con il populismo, ma con l’integrazione, con la relazioni e attraverso percorsi educativi e culturali, in cui ospite e ospitante si riscoprono creature umane.

L’intervento di Piero Bartolo, più che una lezione teorica sull’immigrazione, si è rivelato una testimonianza di vita vissuta. Una voce umana, calda e pacata per raccontare la disumanità vista e ascoltata. L’eurodeputato ha sottolineato come il fenomeno migratorio non è un problema delle destra o della sinistra, ma è una urgenza della politica, la quale deve trovare misure umane al problema, senza scendere a patti disumani e brutali. «Io credo di essere dalla parte del bene – sottolinea Bartolo – trent’anni della mia vita ad accogliere persone. Uomini, donne e bambini e ne ho visti tanti. Io faccio il medico è mio dovere e mia responsabilità salvare vite, ma anche perché sono un uomo,  e come tale ho  delle responsabilità e dei doveri. Da medico volontario ho assistito agli sbarchi, perché ho sentito il dovere di accogliere e curare le persone». Durante il suo intervento l’onorevole ha ricordato alcuni eventi vissuti, in particolare il disastro del 30 ottobre 2013, quando a pochi metri dal proto un barconi di migranti è affondato, e diversi migranti hanno perso la vita. «Quest’evento – continua Bartolo – mi ha colpito e mi ha sconvolto, per le diverse paure e sofferenze provate durante quei tragici eventi». Ancora spiega l’onorevole, come il «fenomeno della migrazione è sempre esistito, l’uomo si è sempre spostato va dove può vivere meglio. Ma oggi lo hanno fatto diventare un problema, creando la cultura dell’odio, del rancore e del disprezzo nei confronti di persone».

Bisogna assumersi le proprie responsabilità, e affrontare i problemi e discutere per risolverli, e non per farli diventare una battaglia propagandistica su vite umane. Durante l’intervento Bartolo ha richiamato i compiti della politica nel salvaguardare la vita umana, perché i migranti non devono arrivare attraverso il mare, ma attraverso i canali umanitari e regolari. Perché afferma Bartolo «non possiamo consentire che il Mediterraneo da mare di vita e che da vita, è diventato un cimitero».

Il convegno è soltanto un punto di inizio, per un confronto e un dialogo su un fenomeno che riguarda l’intera comunità umana. L’accoglienza oggi ha bisogno di essere salvata e rivista nel come. “Umani e sicuri. Diritti e doveri degli ospiti e degli ospitanti” ha permesso di osservare come il problema non è il fenomeno migratorio in sé, quanto piuttosto la perdita di umanità e di valori, perché la sicurezza non può mai essere a discapito della dignità umana.

Com. Stam.

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