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Studio Marconi ’65 : Omaggio a Lucio Del Pezzo

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“Ci sono giorni in cui i segni parlano ai segni, si dicono cose diverse da quelle che noi gli vorremmo far dire, – raccontò un viaggiatore con gli occhiali verdi. – Cosa dicono? Dicono sè stessi, perché per loro non c’è differenza tra chi dice e ciò che è detto. Ma basta che due segni si rivolgano l’uno all’altro e il loro dialogo dice cose che noi non potremmo mai fargli dire. Tra le insegne d’una città non si sovlgono mai monologhi ma duetti, trii, sestetti, sinfonie in cui l’ingresso d’ogni nuovo interlocutore cambia tutto il discorso.” (Italo Calvino, 1978)

Studio Marconi ’65 ricorda Lucio Del Pezzo, recentemente scomparso, con una selezione di suoi disegni e opere grafiche. Particolarmente intensa è stata la collaborazione di questo artista con Giorgio Marconi: iniziata nel 1965 con la prima partecipazione alla mostra inaugurale di Studio Marconi, è passata attraverso le più recenti esposizioni del 2009 e 2014 alla Fondazione Marconi, per concludersi con l’ultimo omaggio a lui dedicato dalla galleria di via Tadino 17, in occasione di miart 2018.

Napoletano per nascita e formazione, Lucio Del Pezzo si trasferisce a Milano dal 1960, dove partecipa al clima culturale della città. Sono gli anni cruciali della sua carriera, in cui è presente alla Triennale di Milano (1964) e alla Biennale di Venezia (1964 e 1966) e nel giro di pochi anni il suo lavoro acquista un respiro internazionale.

Elaborate con accenti originali e con il gusto e la manualità dell’artigiano, le sue opere mostrano uno stile inconfondibile in cui convivono componente ludica e spirituale. Ognuna delle sue pitture-oggetto è accuratamente progettata: emblemi figurali, come triangoli, cerchi, coni, bersagli, birilli, frammenti di cornicioni denotano l’intento dell’artista di dare un peso determinante all’elemento iconico. Ne deriva una continua tensione tra l’aspetto giocoso, di divertissement beffardo, e quello strutturale, morfologico e compositivo.

Le opere qui raccolte per ricordare questo protagonista della nostra storia e della scena artistica contemporanea, scomparso lo scorso 11 aprile, sono comprese tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta e presentano gli stessi caratteri distintivi dei più noti “quadri-oggetto” di Del Pezzo.

In apparenza semplici e istintive, ma in realtà complesse e piene di contrasti, sono perlopiù realizzate a inchiostro e matita su carta, talvolta con collage e interventi all’acquarello e traboccano di elementi disparati e ricorrenti, segni di un linguaggio inconfondibile attraverso il quale l’universo fantasioso di Del Pezzo continua a esprimersi e a raccontare nuove storie, sempre in bilico tra gioco e metafisica.

Com. Stam.

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