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Entella (PA): conclusa la campagna di scavi: individuata la via di accesso al complesso normanno-svevo

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L’Assessore Samonà: “gli scavi rafforzano la conoscenza degli elimi: antica popolazione della sicilia più vicina a noi di quanto non si possa credere “
Palermo 26 settembre 2020 – Si sono concluse le attività di scavo sulla Rocca di Entella condotte dal Parco Archeologico di Segesta, in sinergia con il Laboratorio di Storia, Archeologia, Epigrafia e Tradizione dell’Antico (SAET) della Scuola Normale Superiore di Pisa e con la collaborazione del Comune di Contessa Entellina.

Entella, che sorgeva sull’omonima Rocca, lungo il corso del fiume Belice in territorio di Contessa Entellina, è stata una delle antiche città della Sicilia attribuita, assieme ad Erice, Segesta e Iatas, agli Elimi.

 “Le ricerche condotte a Contessa Entellina rientrano nella politica di potenziamento delle attività di scavo – sottolinea l’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Aberto Samonà – necessarie ad una più compiuta ricostruzione della storia della Sicilia occidentale, soprattutto per quanto riguarda le tre popolazioni autoctone, Elimi, Sicani e Siculi, su cui rimane ancora molto da indagare. Una ricerca delle nostre origini che – da quanto sempre più emerge dagli scavi – rivela noi siciliani come gente pacifica, laboriosa, organizzata in comunità dedite ad attività agricole; tutte caratteristiche che continuiamo ancora oggi a ritrovare nelle tradizioni e negli usi delle nostre genti”.

L’attività di scavo è stata avviata i primi di settembre e ha riguardato due aree: la zona del Complesso monumentale nel vallone est e il Palazzo fortificato medievale.

Nel Vallone orientale – dove probabilmente si trovava anche la piazza pubblica, l’agorà, sede delle attività istituzionali – sono stati ripresi gli scavi finalizzati alla conoscenza del grande complesso pubblico che, tra il VI e il III secolo a.C., si è articolato su quattro terrazze digradanti che hanno costituito il fulcro della città antica. Durante quast’ultima campagna lo scavo si è concentrato sulla terrazza inferiore, dove è stato possibile individuare un’area di culto che sembra essere stata attiva, in particolare, tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Intorno a un recinto (sacello) sono state ritrovate, inoltre, piccole deposizioni votive di lucerne, coppe di grandi e piccole dimensioni, pissidi e bottigliette ritualmente adagiate in fossette insieme a resti di combustione di materiale ligneo. Si tratta di atti devozionali praticati con riti incruenti che offrono testimonianza di forme di religiosità databili nello stesso periodo dei Decreti di Entella (le famose iscrizioni su tavolette di bronzo con i decreti delle città di Entella e Nakone) e che aggiungono elementi significativi per la conoscenza dei culti praticati nella città in cui Kore e Demetra, insieme a Hestia, ebbero un ruolo di rilievo.

Lavorando nell’area del Palazzo fortificato medievale per mettere in luce i percorsi che consentivano l’accesso all’imponente complesso normanno-svevo – dice l’archeologa Rossella Giglio – abbiamo avuto modo di rilevare strutture preesistenti di epoca ellenistica e romana. Nel corso della campagna di scavi è emersa un’ampia massicciata che conduceva all’ingresso principale del palazzo e, nelle adiacenze, abbiamo ritrovato bacini policromi e monocromi della fine dell’XI e del XII secolo che ci permettono di confermare l’intenso utilizzo dell’area durante l’età medievale”.

All’età tardo-repubblicana e proto-imperiale (II sec. a.C. – inizio II sec. d.C.) rimanda, invece, un’altra massicciata fiancheggiata da una banchina, la cui superficie ha restituito un notevole complesso di ceramiche da mensa e da cucina di età romana. Vetri colorati, ceramiche sigillate di varie produzioni, stucchi e intonaci colorati hanno gettato luce su un periodo della vita di Entella che sembra compresso tra la grande fase medievale con gli splendori dell’epoca classica e la prima età ellenistica.
I livelli sottostanti la fase romana hanno riportato alla luce un imponente muro di terrazzamento in grandi blocchi di pietra locale (gesso), perfettamente squadrati e accuratamente messi in opera. Ceramiche a figure rosse, vasellame da cucina e da mensa rinvenute nello strato di crollo rimandano alla prima età ellenistica. La monumentalità della struttura e la posizione nell’area urbana suggeriscono che il complesso avesse, nell’ambito dell’antica Entella, una funzione pubblica.

Gli scavi, che si sono svolti sotto la direzione di Rossella Giglio, archeologa e Direttrice del Parco Archeologico di Segesta, della professoressa Anna Magnetto, Direttrice del Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore e della prof.ssa Maria Cecilia Parra dell’Università di Pisa, hanno visto la collaborazione, con ruolo di supervisione e coordinamento, degli archeologi del Laboratorio SAET, Alessandro Corretti, Chiara Michelini e Maria Adelaide Vaggioli e Cesare Cassanelli. Gli scavi hanno visto la prsenza attiva degli allievi della Scuola Normale Superiore: Giacomo Aresi, Leon Battista Borsano, Michele Gammella, Irene Nicolino, Stefano Sala e Flavio Santini nonchè di Michele Maurici e Caterina Lo Bianco, studenti delle Università di Pisa e Firenze.

Com. Stam.

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