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Lettera aperta alla Scuola da parte della dirigente dell’istituto “Duca degli Abruzzi” di Catania

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Cara scuola, ti scrivo per farti sentire la mia vicinanza, per farti conoscere cosa penso e come mi sento in questi giorni tristi e pieni di preoccupazioni. Ho vissuto con te tutta la mia vita. Avevo 6 anni quando ho cominciato a conoscerti, fino ai 18 anni.

Poi ho continuato  da docente per 23 anni e da 15 ti conosco come preside. Sono cresciuta nelle tue aule, con i tuoi rumori. Ho respirato i tuoi respiri, ho conosciuto i tuoi affetti. Adesso cosa succede? Sento che qualcosa di diverso sta avvenendo e non ho mai avvertito nulla di così pesante e minaccioso. Qualcosa mi fa capire che sei diventata oggetto di attenzioni anomale, di compromessi  politici e ,soprattutto, una realtà nella quale riversare le dinamiche giustificative di un momento difficile nel quale la cultura e l’istruzione non sembrano più avere valore e significato. Si, cara scuola, è come se tutto quello che ho imparato nel corso della mia vita, tutto ciò in cui ho creduto fortemente e con il quale sono riuscita a raggiungere i traguardi che mi sono prefissata, oggi non siano più valori e che proprio chi dovrebbe difenderti  ti attacca ingiustificatamente in modo  subdolo e  vile. Oggi sei diventata un problema. Tu, che hai dato ad ogni bambino, ad ogni ragazzo, ad ogni giovane, gli strumenti per realizzare il proprio progetto di vita… oggi sei un problema perché sei vista come una fonte di contagio e non più come la fonte del sapere e della formazione. Cara scuola, nonostante il duro lavoro che hanno realizzato i tuoi figli, anche durante questa strana, apparente estate, tu sei diventata un problema in un Paese come il nostro dove sei sempre stata un valore aggiunto in quanto sei riuscita a dare dignità sociale e pari opportunità a tutti, anche agli svantaggiati ed ai disabili, offrendo a ciascuno e su loro misura possibilità di riscatto e di crescita. Cara scuola con te anch’io mi sento un problema e come me tanti altri che nella scuola hanno vissuto, lavorato, creduto ed ancora continuano a farlo. Tutti noi dirigenti, professori e alunni ci sentiamo un problema, quasi un peso per una società e una classe politica che si ricorda della scuola solo quando deve trovare un capro espiatorio, quando deve giustificare le proprie negligenze ed i propri limiti. Tutti oggi parlano di scuola per evidenziarne la problematicità, per trovare un rifugio dentro cui ricercare le risposte, non per la soluzione dei problemi, ma per individuarne  le cause. Viviamo in un periodo strano cara scuola! Un momento triste e cupo che annienta le intelligente attraverso la mediocrità delle informazioni e che sottomette la Politica vera (quella con la P maiuscola) agli interessi economici di pochi uomini dediti al furto delle anime e della dignità dei popoli. Viviamo in una momento nel quale dobbiamo difendere, con tutte le nostre forze, gli attacchi condizionanti che mirano ad irretire e ad omologare i giovani annientando la loro voglia di vivere, la loro curiosità e la loro gioia. Nelle tue aule, sui tuoi banchi, dentro le tue mura abbiamo costruito le persone che…lo sappiamo tutti.. fanno la differenza.  Oggi più di ieri mia cara scuola abbiamo bisogno di te e di quello che rappresenti. Tu non sei un problema, non lo sei mai stata e non lo sarai mai, almeno per quelli che si sono cibati alla tua mensa e sono cresciuti a pane e cultura.No cara scuola, non sei un problema e solo tu potrai riscattare questa storia malata, questo momento nel quale essere positivi significa essere infetti ed in  cui la nostra vita è invasa da paura e diffidenza. Solo tu riuscirai a darci la lucidità di capire cosa accade veramente nonostante la distanza imposta a tutti. Tu sarai capace di riunirci ed è per questo che continueremo a lavorare, per sostenere tutti quei ragazzi che diventeranno uomini liberi e capaci di un pensiero critico, costruttivo e produttivo. E’per questo che non daremo più a nessuno la possibilità di farci sentire un problema. Ed per questo che dimostreremo la nostra caparbietà, continuando a seguire la via tracciata da quelli che hanno creduto,come noi, nella cultura e nel suo potere.Ecco cara scuola cosa volevo dirti… ah dimenticavo!…Volevo anche dirti che sono fiera di te!!!

Com. Stam.

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