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Addio ad un colosso della TV, Maurizio Costanzo

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Amava dire “Sipario” per chiudere lo show che portava il suo nome, ma il suo spettacolo non finirà mai. C’è un po’ di Maurizio Costanzo in ogni trasmissione, in ogni spettatore, forse in ogni italiano che conosca il potere della parola.

Questa è l’eredità che ha lasciato a noi che viviamo, oggi, in una società che della parola spesso ha smarrito il senso e distorto l’uso. Costanzo è stato un pioniere della comunicazione, nelle forme e nei linguaggi. Con lui, questo Paese perde una delle ultime grandi firme del giornalismo radiotelevisivo, capace di scandire i passaggi più significativi della nostra storia recente. Inarrivabile esempio di professionalità per tutti coloro che oggi vorrebbero copiarne idee e comportamenti, riuscendo ad esserne, a malapena, una pallida copia.

La gravità di questa perdita è confermata dalle reazioni che la notizia ha provocato, in particolare tra i colleghi. Ne è un esempio il dolore lacerante di Luca Laurenti che a ‘Verissimo’ non è riuscito a trattenere le lacrime nel ricordare il suo maestro: un rapporto iniziato a ‘Buona Domenica’ e continuato negli anni. Queste le parole che ha utilizzato Luca: ‘Stanotte non ho dormito molto,ho sognato che Maurizio si alzava, si vestiva, io lo abbracciavo e gli dicevo che quando penso alla forza penso a lui. Mi sono svegliato piangendo’…”

Probabilmente è stato, come qualcuno ha detto, l’uomo più potente d’Italia: sicuramente uno dei più amati.

Questo potere gli veniva dall’intelligenza, dalla simpatia contagiosa, dall’innato appeal comunicativo, quella capacità speciale di scovare e lanciare “nuovi” talenti (un vero esercito). Mancherá a tanti di noi, per le mille cose che ha fatto, detto e scritto, cercando di raccontare la realtà così com’era attraverso i volti e le voci di chi insieme a lui ha ridisegnato la storia e il folclore di questa nostra Italia. Aveva l’umanità delle grandi persone, l’acume di chi sapeva di possedere un’intelligenza sconfinata, il coraggio di chi ha saputo sfidare perfino la mafia. Ha creato un nuovo modo di fare giornalismo, informazione, televisione. “Si chiama parentela mediatica. È il rapporto che negli anni si crea tra chi fa televisione e chi segue a casa”, queste furono le sue parole durante una bella intervista rilasciata nel 2018 a Massimo Giletti.

La sua scomparsa improvvisa mi ha lasciato senza parole, il che per una ragazza come me è un paradosso, qualcosa che accade raramente. La notizia mi è arrivata via Whatsapp, da un amico fotografo di Roma e ho stentato a crederci. Ho avuto l’onore di essere nel pubblico del ‘Maurizio Costanzo Show’, il programma che seguivo sin da bambina, perché quel giornalista corpulento, dal volto bonario, sempre arguto, mai melenso, con un tocco di cinismo e una buona dose di sarcasmo che me lo rendevano così familiare, non annoiava mai. Mai banale, mai scontato. Un uomo colto, coraggioso, sagace. D’altronde la cifra dei grandi è esserlo senza farlo pesare, senza ostentare o marcare distanze. Costanzo aveva il dono dell’umiltà, Non riesco pienamente a descrivervi quello che provo dinnanzi alla sua morte. Un dispiacere profondo, certamente. Ma anche uno strano e confuso sentimento di smarrimento. Lui è stato uno di quelli che sembrano sfuggire alla realtà per finire dritti nelle viscere dell’inconscio: una di quelle persone che apparterranno in eterno alla storia delle nostre vite, singole e collettive. Era un pilastro della comunicazione a 360 gradi e per me rappresentava e sempre rappresenterà il pensiero libero, un giornalista capace di leggere la complessità dei fatti per restituirli nella loro semplice crudezza, un intellettuale coraggioso e totalmente scevro dai pregiudizi, un uomo capace di sanare quella ferita storica tra cultura presuntuosamente definita “alta” e spettacolo popolare. Nelle pieghe dei giorni futuri non potremo più vedere in TV il suo sorriso arguto e neanche sentire le sue analisi asciutte e disincantate sul mondo che ci aspetta. Ma, in qualche modo, ritengo che il suo insegnamento resterà.

Così come resterà la grande lezione – nella vita privata – del legame con la moglie Maria De Filippi: a questo proposito mi piace ripetere una sua frase tratta da una intervista di qualche tempo fa: “Il rapporto dopo anni non cambia, migliora. Crescono l’amicizia, la stima e la solidarietà. Sembra retorica, ma la frase ‘Non potrei vivere senza di lei‘ oggi, con Maria, ha un senso. La passione? Si trasforma. Diventa intimità, complicità. Avere una donna al proprio fianco, anche se diventa la tua migliore amica, è comunque un vantaggio. (…) La morte mi fa curiosità. L’unica cosa che mi disturba è dover lasciare Maria, i miei figli e i miei nipoti. Vorrei essere ricordato come uno che ha sempre cercato di fare e che ha provato, soprattutto, a vivere”. Interessante spaccato di una delle coppie più solide del mondo dello spettacolo. Ciao, Maurizio.

Articolo a cura della giornalista pubblicista Ilaria Solazzo.

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