Breve

ANDARE, VENIRE-incontri con la poesia al Ditirammu sorseggiando una tisana


Recital di e con Gigi Borruso voce e Fabio Lannino musica live – Domenica 28 febbraio  ore 18.00

Il Teatro Ditirammu  propone un primo ciclo di una serie di appuntamenti domenicali con Gigi Borruso come attore protagonista e Fabio Lannino come musicista, da dedicare alla poesia, in incontri informali, fra una tisana, un caffè, qualche biscotto e due chiacchiere con il pubblico. Domenica 28 febbraio alle ore 18.00 il  sipario si aprirà con la performance dedicata a Giuliano Scabia, da Il tremito, Che cos’è la poesia?

Protagonisti saranno la grande poesia italiana del ‘900 e contemporanea e l’interpretazione di Gigi Borruso con tappeti sonori. Un viaggio non certo esaustivo o rigorosamente definito, ma emozionale e conviviale: fra la parola, il suo farsi corpo e l’ascolto.  L’andare e il venire della parola, dalla memoria al mondo sconosciuto e viceversa, è forse il solo modo di ricordarsi che la vita è un grande stupore da condividere, creando e ricreando incessantemente nuovi racconti.

“Una volta, non molto tempo fa, dare i nomi (magici) era creare le cose – genesi. Penso che la genesi non sia mai finita e che non finirà finché ci saranno discorsi. Ecco perché certi che ho conosciuto appollaiati su angurie, barche, zucche, alberi di mele, colonne, nocche di monti stavano giorni e notti a parlottare con l’aria – creavano le cose dando i nomi – cioè le aspettavano al varco mentre apparivano e gli davano col nome dignità. Anche le bestie danno i nomi a ciò che vedono, lo so – basta sentire gli uccelli al mattino. Anche le piante danno nomi – di colori – alla luce che le nutre. Ognuno, come può e sa, nomina – fa gli dei, cioè il mondo. Il suo mondo.” (Giuliano Scabia, Cosa sarebbe il mondo senza bambini animali e piante? in Il tremito, 2006).

“Ho scelto – precisa Gigi Borruso –  di avviare questo cammino con le parole di un amico, uno dei padri del nuovo teatro italiano, Giuliano Scabia. L’ho scelto quasi come nostro Virgilio, apripista di un viaggio verso la scoperta e il mistero della parola. Scabia, infatti, nel suo lavoro di poeta, uomo di teatro e filosofo ci mostra come stare in ascolto delle consonanze profonde fra la parola e la terra, fra la tradizione e la modernità, alla ricerca del sorgere del linguaggio che diviene gioco, racconto, rivelazione. Ecco poi tre fra i più noti autori dell’ultimo secolo con cui voglio provare a misurarmi, tre grandi testimoni di un’epoca che va dalla prima guerra mondiale alla caduta del muro di Berlino: Montale, Pasolini, Merini. Un’epoca, la loro, che si apre e si chiude nell’attesa di un’alba corrosa dai dubbi. Ma il dubbio, si sa, rivela sempre una grande sete di verità. Come scriveva Leopardi …non solo il dubbio giova a scoprire il vero, ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio...

Il dubbio in Eugenio Montale – forse il più fulminante interprete della condizione esistenziale moderna – è tagliente, radicale, ma vibra nell’ascolto di una dimensione profonda se pur inafferrabile della vita: certamente uno dei momenti più alti del Novecento italiano. A Pasolini, il più dibattuto intellettuale e poeta del secondo novecento, dobbiamo la generosa intuizione d’una parola tenera e corrosiva, che ha rivelato le contraddizioni della società italiana e del suo trapasso fra tradizione contadina e consumismo. La sua coraggiosa tensione etica è ancora oggi un punto di riferimento del pensiero libertario. Infine, Alda Merini, è una delle figure più emblematiche degli ultimi decenni per l’intenso e toccante rapporto che in lei si esprime fra il corpo del poeta e la sua parola. E’ significativo che parte della sua poesia sia scaturita proprio dalle tecniche dell’improvvisazione, dal poetare orale, e solo in seguito fissata sulla pagina. E l’irrompere della sua figura nella comunicazione di massa ha reso la sua poesia e la sua testimonianza di vita difficilmente scindibili nell’immaginario collettivo, raggiungendo il grande pubblico con un’immediatezza e una forza non comuni.

Lo sanno bene i bambini e i poeti. A me la sfida di dare corpo e voce ai segni lasciati sulla carta, sperando di portarvi su un sentiero inatteso, se pur così carico di memoria”.

Il costo del biglietto è di  € 8,00  tisana inclusa.

Info e prenotazioni – cellulare 3311044500 –  email spettacoli@teatroditirammu.it. Il botteghino è aperto dal lunedì al sabato dalle ore 16.30 alle 19.30 e nei giorni di spettacolo dalle ore 20.00.

L’ufficio stampa Teatro Ditirammu  Rosanna Minafò– cell. 3484009298.


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