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Andres Aparicio Castellano SCHIETTA O MARITATA? A cura di Mario Bronzino

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Venerdì 1 Luglio 2022 )( apre al pubblico la sua porta verde in occasione della mostra personale “Schietta o Maritata?” dell’artista spagnolo Andres Aparicio Castellano, a cura di Mario Bronzino.

I luoghi determinano l’esistenza dell’individuo e diventano automaticamente uno spazio in cui custodire e proteggere sensazioni e pensieri, smuovendo interiormente un meccanismo umano per la formazione dell’esperienza, con la quale concepire la vita e l’arte.

Dopo il successo della mostra Prohibido fijar carteles tenuta alla Galleria Birimbao di Siviglia nel 2022 e allestita con opere realizzate durante il suo soggiorno a Palermo, Andres Aparicio Castellano ritorna a Palermo con “Schietta o Maritata?”, mostra che trae il suo titolo dai due modi in cui mangiare il tradizionale panino con la milza palermitano, ma che racchiude in sé un profondo concetto sull’esperienza e sullo spazio. L’essere schietta è infatti uno stato in cui manca l’esperienza matrimoniale, del sesso e soprattutto della congiunzione con qualcuno; l’essere maritata, di contro, prevede la conoscenza dei fenomeni del matrimonio e dell’unione.

La mostra in questione vuole evidenziare un passaggio di stato –da schietta a maritata– ad indicare due momenti determinanti per l’esperienza dell’artista e per la visione della sua amata Palermo dalla quale ritorna.

La mostra sarà fruibile fino al 1 Agosto 2022 su appuntamento.

Andres Aparicio Castellano nasce a Villarrasa (Spagna) nel 1989. Ha frequentato il corso di Design del Mobile e Falegnameria presso la Scuola d’Arte di Siviglia, per poi conseguire le lauree in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (2017) e in Belle Arti (2020), entrambe presso l’Università di Siviglia. Durante il suo ultimo anno di studi riceve una borsa di studi Erasmus presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove resta innamorato della città, dei suoi scorci e delle sue contraddizioni visive. La sua pittura è un mezzo per fondere canoni estetici differenti come quelli della pittura figurativa e della street art, ricavando dal paesaggio urbano ritagli di scenari ironici, brillanti e che descrivono attentamente il luogo in cui l’artista si trova. Ha partecipato a diverse mostre, tra cui ETCÉTERA, ETCÉTERA a cura di Sema D’Acosta (galleria Yusto-Giner, Marbella, 2022); Tres generaciones (Galleria Birimbao, Siviglia, 2021); A la manera de… (Galleria Rafael Ortiz, Siviglia, 2022); Perro solo pintas (Estudio La peluquería de Miguel, Siviglia, 2019) e ha ricevuto la una borsa di studio per la residenza artistica XIX promoción de Jóvenes creadores de la fundación Antonio (Còrdoba). Le sue opere sono raccolte presso la Fondazione Antonio Gala (Còrdoba) e la Fondazione Fernando Villalòn (Siviglia).

Mario Bronzino (Palermo, 1997), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove si laurea al corso triennale in Fotografia con una tesi sulle urgenze artistiche e l’approccio al libro d’artista; studia presso il corso magistrale di Linguaggi del Contemporaneo della medesima accademia. Nel 2021 ha realizzato dei testi critici per il catalogo della mostra ICONICA Alberobello Unesco 25 e ha redatto le biografie di maestri storicizzati per il catalogo della collezione privata della Banca Popolare Pugliese. Costante contributor per Artribune e Balloon Project, la sua ricerca è incentrata sulla decodificazione dello spazio, luogo importante per indentificare l’individuo, che a sua volta rappresenta un’area, scrigno di sensazioni e pensieri. Non solo uno spazio in cui interagire con le opere, ma un terreno stimolante e carico di sensi significanti che racconta silenziosamente l’artista. La percezione intima e l’interessata osservazione dei nuovi linguaggi contemporanei sono alla base del suo approccio alla ricerca. Per lui l’arte è un pretesto per mostrare concetti invisibili e narrare storie complesse, così da trasmutare ciò sotto nuova forma, attraverso la sensibilità dell’artista. La sua pratica critico-curatoriale è fondamentale per comparare e studiare le produzioni di giovani artisti e non, al fine di tracciare una rassegna puntuale del periodo storico-artistico in cui vive.

)( è un artist run space diretto da cinque artisti e una curatrice: Francesca Baglieri, Rossella Poidomani, Antonio La Ferlita, Alberto Orilia, Roberto Orlando e Ilaria Cascino.
La monoroom vuole essere sede simbolica dei linguaggi visivi che risponde alla necessità di porre un’interruzione dove il tempo e lo spazio si diluiscono.

)( non si identifica meramente col capovolgimento semantico dei segni ortografici scelti appositamente per la loro impronunciabilità – ma rivendica l’essenza di quell’intervallo vivido tra le due parentesi in cui l’opera d’arte cresce e si espande secondo le sue esigenze. Il fare artistico segue il proprio corso naturale di vita come le radici di un albero che affondano nel terreno, plasmando e consolidando la materia in nuove visioni.

Com. Stam./foto

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