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Anniversari, 50 anni fa la legge sul divorzio

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Compie oggi 50 anni la legge sul divorzio, la 898 del 1° dicembre 1970. Con essa è cominciato il processo di laicizzazione della società italiana e del codice civile.

La legge dimostrò che un muro era ormai crollato; per la prima volta in Italia l’amore e la sessualità divennero motivo di dibattito pubblico; per la prima volta con la legge 898 veniva sancito il diritto delle persone di scegliere sulla propria vita, di decidere di porre fine, anche per legge, ad un rapporto ormai finito, senza più rincorrere a sotterfugi vari per troncare un rapporto ormai finito, proprio come nel noto film “Divorzio all’italiana” (nella foto). La società dell’epoca era nettamente diversa da quella di oggi in cui siamo abituati a vivere, un paese in cui se un matrimonio falliva non si poteva cassarlo e magari risposarsi. Era il 1965 quando il parlamentare socialista Loris Fortuna presentò il disegno che fece poi da base alla legge 898, approvata dopo una dura battaglia politica da tutto l’arco parlamentare dell’epoca, con la sola eccezione della Democrazia cristiana e del Msi, arroccati nella difesa di posizioni antistoriche ormai insostenibili. La legge del 1970 segnò la svolta per i diritti fondamentali degli italiani, proseguita poi con la legge 151 del 1975 di riforma del diritto di famiglia, con la legge 194 del 1978 che ha legalizzato l’aborto, con la legge 40 del 2004 che ha disciplinato la procreazione assistita, con la legge 50 del 2015 che ha introdotto il divorzio breve, con la legge 76 del 2016 che ha previsto le unioni civili. La legge sul divorzio ebbe all’inizio una vita difficile, avversata come fu dalla Dc, dal Vaticano, dal Msi, dai cattolici più tradizionalisti (addirittura all’inizio anche il Pci era contro, ma poi cambiò idea, temendo di essere scavalcato dagli italiani, più moderni di lui), che consideravano il matrimonio ancora indissolubile e che si mobilitarono per raccogliere le firme per un referendum abrogativo che si tenne il 12 maggio del 1974, dove però prevalsero nettamente i No all’abrogazione della legge con oltre il 59%, dimostrando chiaramente che indietro non si poteva più tornare, che la società aveva ormai imboccato una strada diversa, nuova, mentre i promotori del referendum rappresentavano una società che non esisteva più. Dopo la legge 898 il matrimonio non fu più lo stesso, non fu più una gabbia per i coniugi, perché venne messo interamente nelle loro mani. Oggi il divorzio è un istituto ormai consolidato nella nostra società e dal 1970 la legge 898 ha permesso di sciogliere ogni anno circa 50 mila unioni infelici, senza traumi o tragedie per l’Italia.

Ciro Cardinale

CS


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