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Anniversari. Oggi 200 anni dalla morte di Napoleone

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Era il 5 maggio 1821, quando nell’isola di Sant’Elena, sperduta nell’oceano Atlantico, a miglia e miglia dall’Africa, dove si trovava in esilio dal 1815, chiuse per sempre la sua fantastica esperienza terrena Napoleone Bonaparte.

Sono trascorsi da quel giorno duecento anni, ma ancora oggi i giudizi sulla sua vicenda storica, politica e militare sono divisivi, proprio come quando egli era in vita. Da un lato c’è (e c’era) chi lo idolatra come simbolo più autentico della Rivoluzione francese, grande innovatore e immenso genio politico e militare, dall’altro c’è (e c’era) chi lo biasima in quanto traditore della Rivoluzione, tanto da farsi egli stesso imperatore e pure razzista, schiavista, militarista e colonialista. Ovviamente il paese dove il dibattito sulla figura di Napoleone è ancora adesso più sentito è la Francia, dove si è discusso a lungo sull’opportunità di celebrare oggi questo anniversario, tant’è che pure a duecento anni di distanza, nel 2021, non è ancora arrivata “l’ardua sentenza” sulla gloria del corso più famoso di tutti auspicata per i posteri da Alessandro Manzoni. Napoleone stesso del resto doveva essere consapevole dell’ambiguità dei sentimenti che egli provocava nei contemporanei, se arrivò a scrivere che “è molto meglio aver nemici dichiarati che amici celati”. “Napoleone – ha detto poi lo storico Alessandro Barbero – come la Rivoluzione francese e come la Rivoluzione d’ottobre, rappresenta un momento cruciale che ha plasmato il destino di generazioni di europei. Parlare e discutere di queste cose è fondamentale per la sanità mentale della nostra civiltà, stando attenti a evitare di fare confusione tra memoria e celebrazione”. Napoleone nacque nel 1769 ad Ajaccio, in Corsica, isola ceduta l’anno prima alla Francia dalla Repubblica di Genova, e le sue origini lo fecero sentire sempre un po’ straniero ed emarginato in Francia, mentre studiava al collegio militare di Brienne-le-Château ed alla scuola militare di Parigi, ma la sua enorme ambizione trovò la sua occasione di esplodere ben presto con la Rivoluzione francese, che sbaragliò la struttura ancora medievale ed arretrata della società francese ed europea e le rigide gerarchie presenti all’epoca nell’esercito francese, dove fino al 1789 a fare carriera erano soprattutto gli aristocratici, spesso digiuni di teoria e pratica bellica, permettendo al giovane Napoleone di ottenere incarichi militari prestigiosi, facendogli scalare rapidamente tutti i gradi della gerarchia militare e politica, fino ai più alti e prestigiosi. Nel 1799 la situazione politica post rivoluzionaria in Francia era ancora instabile, il malcontento diffuso ed il Direttorio incapace di gestire quanto si agitava ancora nella nazione. Così il 9 novembre (o 18 brumaio, secondo il nuovo calendario rivoluzionario) l’abate Sieyès, il ministro degli esteri Talleyrand, Napoleone e suo fratello Luciano organizzarono un colpo di stato militare, sciogliendo le due assemblee elettive dell’epoca – il Consiglio degli anziani ed il Consiglio dei cinquecento – e mettendo in piedi il Consolato, con Napoleone primo console. Fu l’inizio di un nuovo regime autoritario, ma grazie alle continue vittorie militari ottenute nel frattempo, il corso si fece presto nominare console a vita nel 1802 e due anni dopo addirittura imperatore. Il resto è storia arcinota, fino alla sua morte avvenuta proprio il 5 maggio di duecento anni fa.

Ciro Cardinale

CS


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