Economia e Lavoro

Assocalzaturifici e organizzazioni sindacali lanciano l’allarme sul settore in crisi

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Il Governo intervenga con politiche a favore della tutela del comparto, altrimenti rischiano di chiudere migliaia di aziende. “I Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico ci incontrino subito per non far morire un settore che è una delle eccellenze del mady in Italy nel mondo” 

Milano 2 dicembre 2020 Il settore del calzaturiero nel nostro Paese sta attraversando il momento più difficile dal dopoguerra ad oggi. Il settore del Made in Italy, negli ultimi anni, ha incrementato gli investimenti in processi di ricerca, sviluppo, qualità dei materiali e digitalizzazione, per affrontare al meglio la sfida dei mercati internazionali e fronteggiare la competizione nei confronti dei paesi in via di sviluppo, coniugando la tradizione artigiana con le moderne tecnologie. 

Questo importante complesso produttivo, in grado di generare fino allo scorso anno più di 14 md di fatturato annuo, è strutturato su un sistema di oltre 7 mila imprese (produttori di componentistica inclusi), che occupano circa 75 mila addetti. Le conseguenze della pandemia da Covid-19 rappresentano un rischio concreto alla tenuta dell’intero settore. Per questi motivi Assocalzaturifici e OO.SS. nazionali Filctem, Femca e Uiltec si rivolgono congiuntamente al Governo e alla politica, per far sì che un intero settore, eccellenza italiana riconosciuta a livello mondiale, non rischi di saltare, con conseguente perdita di posti di lavoro e know how aziendale. 

Istituzioni, Governo e Ministri, devono urgentemente convocare le parti sociali, Assocalzaturifici e OO.SS. nazionali Filctem, Femca e Uiltec, per concordare azioni mirate di sostegno del settore, attraverso un intervento forte e strutturale, per garantire sia i livelli occupazionali che le produzioni. 

Per sostenere le imprese e tutelare i redditi dei lavoratori è necessaria, in questa fase, l’estensione della cassa integrazione per tutto il 2021. 

Le previsioni produttive non sono favorevoli per tutto il prossimo anno e, quand’anche emergesse una parziale ripresa del Pil a fine estate, l’andamento ciclico, tipico del settore, non consentirà un immediato riflesso nelle vendite. 

La chiusura totale delle attività nella prima parte della primavera e le misure contenitive riprese dal Governo subito dopo l’estate, hanno generato un calo drastico dei consumi, vanificato gli investimenti realizzati e reso non prevedibile lo scenario del 2021. 

Non dimentichiamo che si tratta di un sistema caratterizzato da una dimensione di impresa di piccole e piccolissime dimensioni, con il 75 % delle aziende al di sotto dei 9 addetti (che assorbono quasi il 25% della forza lavoro). 

Misure di fiscalità in favore di Aziende e lavoratori possono agevolare, tra le Parti sociali, anche la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore. 

Una ipotesi concreta è rappresentata dalla riduzione della fiscalità a carico sia dei dipendenti che delle aziende, tale da consentire un incremento delle disponibilità complessive. 

È con questo spirito che chiediamo di incontrare urgentemente i Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nella convinzione che solo con il contributo di tutti si riuscirà a sostenere un settore orgoglio del Made in Italy in tutto il mondo. 

Le dinamiche della globalizzazione – con l’ingresso di nuove e sempre più aggressive economie dei paesi esteri, con frequenti azioni di dumping e concorrenza sleale – e la crisi economica e finanziaria negli anni successivi al 2008, hanno profondamente condizionato le sorti del comparto, imponendo a tutte le imprese una profonda ridefinizione del modello produttivo, che ha già comportato una forte contrazione occupazionale e dei volumi produttivi. 

Infine non va dimenticato che l’annullamento delle principali fiere internazionali ha compromesso l’accesso delle aziende italiane a gran parte dei mercati esteri. 

In queste condizioni le parti si sono date appuntamento nel mese di gennaio 2021. 

Com. Stam.


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