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Calogero Mannino depone su Stato-mafia

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Continuano le dichiarazione spontanee rese da Calogero Mannino davanti al gup del Tribunale di Palermo, Marina Petruzzella, nel processo stralcio sulla trattativa Stato-mafia, in cui è imputato con rito abbreviato per violenza e minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il processo a Calogero Mannino ruota attorno al dossier “Corvo 2”, la lunga lettera anonima indirizzata tra gli altri anche a Paolo Borsellino, in cui si accennava a una sorta di trattativa che l’ex ministro Calogero Mannino avrebbe avviato con il boss Totò Riina. L’anonimo avrebbe anche scritto che Mannino incontrò con la “scorta” il boss latitante a San Giuseppe Jato. «Ne parlai» dice Mannino «con il generale Tavormina, con Giuseppe De Gennaro, con il generale Antonio Subranni, con l’ex ministro Scotti». «Il capo della polizia, Parisi,» continua «mi assicurò che si trattava di una manovra di depistaggio che veniva da Cosa Nostra. In molti erano convinti che l’anonimo fosse Vito Ciancimino». Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dal pm Roberto Tartaglia, Mannino, grazie ai suoi rapporti con il Ros dei carabinieri e aiutato dal generale del Ros Antonio Subranni, avrebbe avviato una trattativa con i boss per paura di essere ucciso come Salvo Lima.

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