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Dimenticate Aids ed Ebola. Sono i batteri che ci faranno fuori!

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Scordatevi l’Aids e l’Ebola. Dimenticate lo spettro di chissà quale ceppo di virus mutato Il flagello che si abbatterà sull’umanità ha altri nomi.. Lo scenario è di quelli che mette i brividi, degno della fantascienza più apocalittica. Le infezioni batteriche resistenti agli antibiotici (sono queste, a quanto pare, il nuovo nemico dell’uomo) sono il nemico subdolo che si annida nei meandri del microscopio e sono destinate ad aumentare nel tempo. Le stime degli esperti, sempre da prendere con la dovuta cautela, parlano di 10 milioni di morti entro il 2050. Solo in Europa, nella pacifica ed iperprotettiva Europa, i morti ogni anno sono circa 50 mila. Entro il 2050 i morti per batteri resistenti potrebbero superare quelli per il cancro, in una escalation progressiva che lascia molto poco spazio per le illusioni.
Escherichia Coli, malaria e tubercolosi, dunque, sono gli inaspettati nemici del futuro. Ma cosa ci sta portando dritti dritti nella peggiore fantascienza? Semplicemente l’evoluzione di batteri che sino ad oggi sono riusciti a prosperare grazie ad un uso scorretto delle terapie antibiotiche, spesso adoperate in modo eccessivo anche quando non sarebbero necessarie. Paradossalmente sarebbe proprio l’abuso sanitario a scavarci il terreno sotto i piedi. L’abuso di antibiotici, spesso assunti a scopo preventivo, avrebbe determinato una sorta di corsa evoluzionistica dei batteri, che ha portato alla sopravvivenza dei più resistenti. Quindi sarebbe contro questa sorta di super batteri cattivissimi, contro i quali i presidi medici sino ad oggi adottati sono armi spuntate, che l’umanità sarebbe chiamata a confrontarsi nel futuro prossimi venturo. Una dura accusa viene anche fornita agli antibiotici forniti agli animali d’allevamento, i quali, in un perverso circolo vizioso, finiscono nel nostro organismo. Cosa fare per correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Innanzi tutto, come per tutti i problemi, sarebbe opportuno che i Governi si rendessero conto che il problema esiste. Poi sarebbe importante che l’Organizzazione Mondiale della Sanità non aspettasse l’esplosione della pandemia per cercare affannosamente di correre ai ripari (qualcuno ricorda l’Ebola?). Ci rendiamo conto che grandi politiche sanitarie destinate ad incidere, su scala mondiale, su abitudini e addirittura stili di vita, non si improvvisano dall’oggi al domani. Se pensiamo che prassi comuni, come la vaccinazione o la prevenzione ancora oggi stentano a prendere piede in alcune delle lande più desolate del mondo, non possiamo che essere pessimisti sugli sviluppi futuri della vicenda, tuttavia la posta in gioco è molto alta ed è per questo che il dibattito dovrebbe finalmente uscire dal nucleo ristretto degli addetti ai lavori e dei consessi specializzati per arrivare all’opinione pubblica ed agli opinion leader. Un po’ com’è avvenuto per l’Aids, per cui è stata la mobilitazione generale la molla vincente per una decisa inversione di rotta.

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