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Fame: Save the Children, colpite nel mondo 276 milioni di persone, numero raddoppiato negli ultimi 2 anni

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In Etiopia, Yemen, Sud Sudan, Afghanistan e Somalia la siccità si aggiunge agli effetti dei conflitti e del Covid 19. Famiglie costrette a ricorrere a misure estreme per sopravvivere alla peggiore crisi alimentare degli ultimi decenni.

Necessaria una risposta globale unificata per fermare questa carestia secondo l’Organizzazione, che ha destinato 28,5 milioni di dollari per 19 Paesi più colpiti e che sta già fornendo cibo, contanti, sostegno ai mezzi di sussistenza, ai servizi sanitari e nutrizionali essenziali, per supportare i bambini e le famiglie più vulnerabili

I bambini e le loro famiglie, che stanno affrontando la peggiore carestia globale degli ultimi decenni, ricorrono a mezzi disperati per sopravvivere, come bere dagli abbeveratoi del bestiame, mangiare carne putrida e lottare contro gli animali selvatici per procurarsi il cibo. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine e garantire loro un futuro, che ha stanziato 28,5 milioni di fondi per affrontare l’emergenza.

Dagli ultimi dati disponibili si evince che il numero di persone che soffrono la fame ogni giorno è raddoppiato, passando da 135 milioni a 276 milioni negli ultimi due anni. Attualmente 750.000 persone stanno affrontando condizioni di fame in cinque Paesi – Etiopia, Yemen, Sud Sudan, Afghanistan e Somalia – a causa della siccità che si aggiunge agli effetti dei conflitti e del COVID-19.

La guerra in Ucraina ha sconvolto il sistema alimentare globale facendo schizzare alle stelle i prezzi del grano e dell’olio di girasole e aggravando la grave crisi alimentare nei Paesi che vanno dall’Afghanistan allo Yemen, fino alla regione del Sahel, nell’Africa occidentale, dove il personale di Save the Children vede sempre più bambini con un livello di malnutrizione potenzialmente letale.

Il Corno d’Africa è stretto nella morsa della siccità dopo quattro stagioni consecutive di mancate piogge. 18,4 milioni di persone si trovano ad affrontare un’acuta insicurezza alimentare con il timore che si ripeta quanto avvenuto nel 2011, quando la mancanza di interventi portò alla carestia in Somalia che uccise 260.000 persone, la metà dei quali erano bambini sotto i 5 anni.

In alcune zone del Kenya settentrionale l’unica acqua disponibile per alcune famiglie proviene da abbeveratoi per animali, con la conseguente diffusone nelle comunità di malattie debilitanti come la diarrea, con gravi conseguenze per i bambini.

Il personale di Save the Children che lavora nell’Etiopia orientale ha constatato un aumento degli sconfinamenti negli insediamenti urbani da parte di animali selvatici affamati, con scimmie che attaccano donne e bambini che pensano stiano trasportando cibo o acqua e facoceri che entrano nelle case.

In Somalia le segnalazioni di bambini affetti da malnutrizione sono in rapido aumento. Si prevede che entro la fine dell’anno 1,5 milioni di bambini saranno affetti da malnutrizione acuta, di essi 386.400 probabilmente gravemente malnutriti.

In risposta all’aggravarsi della crisi, Save the Children ha dichiarato di aver stanziato 28,5 milioni di dollari per 19 Paesi che si trovano ad affrontare urgenti emergenze legate alla fame. Si tratta del più grande versamento di denaro mai effettuato dal suo Fondo Umanitario, una struttura flessibile che gestisce ed eroga fondi per sostenere la preparazione alle emergenze considerate non prioritarie.

“La peggiore crisi alimentare globale degli ultimi decenni sta mettendo a rischio la vita di milioni di bambini. L’impatto combinato dei conflitti, dei cambiamenti climatici, del COVID e del costo dei prezzi alimentari gonfiati a causa del conflitto in Ucraina ha portato 750.000 persone ad affrontare la carestia. Altri 49 milioni di persone potrebbero presto seguirli se non riceveranno un sostegno immediato. Se non si interviene subito, le conseguenze saranno catastrofiche e potrebbero costare migliaia di vite”, ha dichiarato Gabriella Waaijman, Direttore umanitario di Save the Children.

“Negli ultimi decenni – ha aggiunto – sono stati compiuti enormi progressi per ridurre la fame nel mondo. I Paesi in prima linea nella crisi climatica sono diventati sempre più resilienti, con metodi nuovi e innovativi per gestire il rischio di crisi cicliche come la siccità. Tutti i Paesi, però, hanno un limite che per molti è già stato superato. I progressi raggiunti in precedenza si stanno ora invertendo”.

Save the Children sta dando supportando in modo prioritario 19 Paesi in cui la fame estrema minaccia di uccidere migliaia di bambini nei prossimi mesi. Si tratta di Afghanistan, Myanmar, RDC, Mali, Niger, Burkina Faso, Nigeria, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Kenya, Etiopia, Guatemala, Colombia, Venezuela, Haiti, Yemen, Siria e Libano.

L’Organizzazione sta già fornendo cibo, contanti, sostegno ai mezzi di sussistenza e servizi sanitari e nutrizionali essenziali, per impedire che i bambini soffrano la fame, ora o in futuro. Sta, inoltre, collaborando con i partner per aiutare le comunità a individuare i primi segnali di allarme al diffondersi della fame, in modo che possano prendere le misure necessarie per proteggersi e mitigare gli impatti peggiori.

“Ci sono malattie ovunque, legate alla fame e alla sete. In alcune comunità la situazione è così grave che, dopo la morte per stenti degli animali, la gente è costretta a mangiarne la carne putrida perché non ha altre possibilità di nutrirsi. I bambini bevono dai letti dei fiumi e dai pozzi in secca, normalmente riservati al bestiame. Si ammalano di diarrea e questo peggiora la loro disidratazione. È un circolo vizioso”, ha spiegato Mthulisi Dube, una nutrizionista che attualmente lavora con l’Unità di emergenza sanitaria di Save the Children a Turkana, nel Kenya settentrionale. Almeno 229.000 bambini in tutto il Kenya settentrionale sono gravemente malnutriti e la loro vita è a rischio.

“È sempre più difficile curare i bambini malati perché le famiglie sono sempre in movimento. Abbiamo spostato le nostre postazioni sanitarie nei punti più remoti, lontano dalle grandi città, dove le comunità di pastori sanno normalmente dove trovarci, ma – spostandosi sempre alla ricerca di cibo e acqua – sono cinque passi avanti a noi. La scelta tra un bicchiere d’acqua e gli antibiotici non è una scelta. Nessun essere umano dovrebbe trovarsi in questa posizione. Non è dignitoso, non è sicuro, è sbagliato e i responsabili delle decisioni e i donatori devono agire subito per impedire che la situazione peggiori ulteriormente”, ha aggiunto Mthulisi Dube.

Una situazione umanitaria già critica in Sud Sudan, la nazione più giovane del mondo, che è stata ulteriormente aggravata dal terzo anno consecutivo di grandi inondazioni, lasciando circa il 63% della popolazione – 7,7 milioni di persone – alle prese con alti livelli di insicurezza alimentare.

In Afghanistan, invece, secondo le ultime stime, 9,6 milioni di bambini soffrono la fame ogni giorno a causa di una terribile combinazione di collasso economico, impatto della guerra in Ucraina e siccità in corso.

La malnutrizione causata dalla fame estrema rimane – ricorda Gabriella Waaijman, Direttore umanitario di Save the Children – una delle principali cause di morte dei bambini a livello globale, ma è del tutto prevenibile.

“Chiediamo ai donatori, istituzionali e non, globali e nazionali, e quindi anche al Governo Italiano di erogare urgentemente finanziamenti aggiuntivi e flessibili per poter fornire i servizi salvavita urgenti alle comunità più a rischio. Sappiamo come trattare la malnutrizione e sappiamo come prevenirla, abbiamo solo bisogno di una risposta globale unificata per fermare questa carestia. Insieme possiamo anche fermare il rischio che questo killer mortale ritorni in futuro. Sappiamo che le cause della fame di oggi richiedono soluzioni innovative e a lungo termine, che costruiscano la base per la resilienza della popolazione e affrontino le cause alla radice. Un sistema puramente reattivo non sarà in grado di prepararsi o rispondere alle sfide degli anni a venire. Insieme, con i governi, i donatori, i partner e le comunità, dobbiamo cambiare il corso di questa crisi globale per creare un mondo sicuro, felice e sano per i nostri bambini, libero dalle sofferenze e dalla fame”.

Com. Stam.

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