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FILM. Glass ~ La convergenza di Shyamalan

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Mettiamola così. Questo è un sequel di ben due lavori di M. Night Shyamalan, Unbreakable – Il predestinato (2000) e Split (2016), concepito già per creare tale convergenza. Ma, proprio per il fatto di mescolare i personaggi di storie diverse, è anche un crossover.

E potrebbe essere facilmente definito pure uno spin-off, visto che il titolo si riferisce all’antagonista del primo film. Che, lo ricordiamo, ci immergeva “realisticamente” e a sorpresa in una dimensione supereroica in un periodo in cui i cinecomics, al di là del successo, erano casi isolati. Con tutto quel che è accaduto nel frattempo – con Marvel e DC che sfornano prodotti dagli alti incassi garantiti, tanto da contrassegnare il genere come l’unico redditizio – il regista di origine indiana (che appare in un cameo che “fonde” quelli dei due titoli precedenti) ritiene che sia il momento di sollevare dei dubbi empirici sulla veridicità dei poteri sovrumani, promettendo non a caso uno scontro epico che non si verifica (o che comunque viene completamente rielaborato).

Partiamo dall’inizio. L’incappucciato e indistruttibile David Dunn (Bruce Willis), con l’aiuto del figlio Joseph (Spencer Treat Clark, ormai cresciuto!), è sulle tracce del rapitore seriale Kevin Crumb, assillato da 24 personalità diverse (e l’incredibile Kevin McAvoy stavolta ce le fa conoscere quasi tutte). Entrambi arrestati, vengono affidati alle cure della psichiatra Ellie Staple (Sarah Paulson), che li affianca al nemico storico di David, il fragile quanto diabolico Elijah Glass (Samuel L. Jackson), recluso da tempo e chiuso in un mutismo patologico, per una terapia votata a smontare le loro convinzioni superomistiche. Inoltre intervengono dall’esterno Casey Cooke (Anya Taylor-Joy), fra le vittime del poliedrico Kevin, e la signora Price (Charlayne Woodard), madre di Elijah, formanti con il giovane Dunn una sorta di contro-squadra.

A parte il coerente lavoro di casting, vanno apprezzati l’ardimentosa direzione concettualmente anti-fumettistica intrapresa dal plot (abbaglio calcolato…) e la regia a tratti geometrica di Shyamalan, riscontrabile soprattutto nelle “colorate” sedute a tre e nella battaglia finale. Le correlazioni con le opere precedenti sono puntuali e la ricercatezza delle immagini prova a sopperire ai singulti del ritmo. Tuttavia, chi spera nel definitivo ritorno ai fasti dell’autore di The Sixth Sense e The Village rischia di andare incontro a una delusione, poiché la capacità di coinvolgere lo spettatore si rivela intermittente. Non significa però che le idee manchino. Anzi, ce n’è abbastanza per attendere, curiosi e fiduciosi, la prossima mossa del cineasta.

Glass (id., USA, 2019) di M. Night Shyamalan con James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Anya Taylor-Joy

Massimo Arciresi

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