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Gaza: Save the Children, i bambini al centro del conflitto soffriranno di disturbi mentali negli anni a venire

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La paura della violenza è diventata un modo con il quale i bambini leggono il mondo. Accogliamo favorevolmente la notizia del cessate il fuoco, ma adesso attenzione su assistenza a famiglie e bambini.

Accogliamo favorevolmente la notizia di un cessate il fuoco. L’attenzione deve ora concentrarsi sulla fornitura immediata dell’assistenza necessaria ai bambini e alle loro famiglie. Tutte le parti devono consentire l’accesso illimitato agli operatori umanitari per raggiungere in sicurezza i più piccoli con supporti salvavita, nonché l’ingresso senza ostacoli di medicinali, forniture essenziali tra cui acqua pulita e carburante”. Lo dichiara Jason Lee, Direttore nei Territori Palestinesi Occupati per Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Dopo 11 giorni di violenza che si sono conclusi con il cessate il fuoco, i bambini di Gaza soffrono di paura e ansia, mancanza di sonno e mostrano segni preoccupanti di angoscia, come il costante tremore e l’enuresi notturna. Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, lancia l’allarme sulla salute mentale che i bambini palestinesi e israeliani dovranno affrontare negli anni a venire.

Almeno 65 bambini palestinesi a Gaza e due bambini israeliani sarebbero stati uccisi tra il 10 maggio, quando è iniziata l’escalation, e il cessate il fuoco. Cinquantuno scuole a Gaza sono state danneggiate da attacchi aerei e tre in Israele.

Le scuole in entrambi i territori sono chiuse a causa degli attacchi aerei delle forze israeliane e dei razzi lanciati da Gaza, e migliaia di bambini e le loro famiglie a Gaza sono stati sfollati.

I bambini che vivono in una paura costante della violenza possono soffrire di ansie continue e di lunga durata e sviluppare risposte fisiologiche allo stress che possono durare nel tempo, ha sottolineato Save the Children.

Una precedente ricerca di Save the Children, dopo il conflitto durato 50 giorni nella regione nel 2014, ha rivelato che dopo un anno, sette bambini su dieci nelle zone più colpite di Gaza, soffrivano ancora di incubi e il 75% ancora faceva pipì a letto regolarmente. Fino all’89% dei genitori ha riferito che i propri figli avevano costantemente paura. Anche la ricerca del 2019 dopo l’escalation di violenze del 2018, ha riscontrato risultati simili.

“La differenza questa volta è che l’esposizione e l’intensità della violenza è stata più intensa. Gli attacchi sono proseguiti giorno e notte: i bambini sono stati costretti a nascondersi tutto il giorno e sono terrorizzati dal boato costante delle bombe. Molti tremano senza riuscire a fermarsi e soffrono di disturbi del sonno, nausea e grave angoscia”, ha affermato Luma Taraziconsulente per la salute mentale e il supporto psicosociale di Save the Children nei Territori Palestinesi Occupati.

“A causa dell’eccessiva stimolazione del sistema nervoso, i loro corpi non riescono a calmarsi. Anche quando le violenze finiscono, i bambini non sono in grado di rilassarsi o dormire, invece rimangono preda dell’angoscia. Ci aspettiamo, purtroppo, che questo tributo emotivo impedisca loro di giocare, rilassarsi, concentrarsi a scuola. Il loro recupero richiederà molto tempo”.

Amal*, 10 anni, vive a Gaza con la sua famiglia. Queste sono le sue parole prima che il cessate il fuoco entrasse in vigore:

“Provo molta paura, e ora quella paura sta diventando più grande. Abbiamo iniziato a dormire in corridoio perché ero terrorizzato. Non posso andare da nessuna parte senza mia madre o mio padre. Le finestre [di casa nostra] sono esplose su di noi e mia madre ha dovuto proteggerci. Ho davvero paura e la paura si è diffusa ovunque. Resto sveglio tutta la notte, non riesco a dormire a causa del suono degli attacchi aerei”.

Save the Children ha ribadito che a Gaza c’è un bisogno allarmante di sostegno psicosociale per i bambini e le loro famiglie. Questa forma di sostegno insegna a bambini e adulti la resilienza e li aiuta a esprimere le loro paure in contesti sociali come famiglie e amici.

“Con il giusto supporto, in generale, la maggior parte dei bambini e degli adulti sarà in grado di farcela. Ma in una situazione estrema come questa, senza cure specialistiche molti bambini non saranno in grado di far fronte alla situazione, soprattutto perché la paura della violenza è diventata il modo con cui leggono il mondo” ha concluso Luma Tarazi.

Save the Children ha affermato che la mancanza di rifugi sotterranei e sirene d’allarme, hanno esasperato la costante paura dei bambini a Gaza su quello che può succedere.

Poiché il sostegno psicosociale a Gaza è limitato e il supporto specialistico per i bambini è difficilmente disponibile, Save the Children chiede urgentemente ai donatori di aumentare i finanziamenti per il sostegno alla salute mentale dei bambini. L’organizzazione effettuerà rapide valutazioni dei bisogni per stabilire le necessità e i costi esatti e prevede di aumentare il proprio sostegno psicosociale nella regione, non appena la situazione sarà sicura.

Jason Lee, ha affermato che la comunità internazionale deve fare un passo avanti per il benessere dei bambini.

“Abbiamo già avviato la nostra risposta all’emergenza, espandendo il nostro supporto a un’organizzazione partner che si stava misurando con oltre 20.000 chiamate al giorno da persone che necessitavano di interventi urgenti sulla salute mentale e di supporto psicosociale. I genitori vedono i loro figli piangere, li vedono tremare e avere paura, mentre anche loro devono affrontare il conflitto. La recente escalation ha portato a una situazione davvero straziante per decine di migliaia di persone” ha dichiarato Jason Lee.

“La comunità internazionale deve lavorare urgentemente per creare le condizioni per rinnovati colloqui tra le parti per una soluzione giusta deve affrontare le cause profonde di questa escalation, sostenendo la parità di diritti sia per i bambini palestinesi che per quelli israeliani. Ciò include la fine del blocco di 14 anni e l’occupazione decennale come unica soluzione sostenibile al conflitto. Ciò garantirà che tutti i bambini della regione possano vivere in pace” ha concluso Jason Lee.

Com. Stam.


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