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#GIFFONI50PLUS – SILVIO ORLANDO

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La scuola incurante dei ragazzi, le piattaforme che pensano solo al guadagno, la perdita della madre quando era bambino, il Premio Truffaut e i nuovi progetti. Silvio Orlando si racconta ai ragazzi del Giffoni:  “L’essere umano è portatore di ferite e quindi di poesia”

Giffoni. Silvio Orlando è stato ieri il grande ospite del Giffoni Film Festival, dove è tornato dopo 26 anni: “Nel ‘95 ero agli inizi, non mi ricordo neanche io ‘chi ero io’, ma ora torno qua a coronare una lunga carriera e a ricevere il Premio dedicato a Truffaut, che è quello che ci ha fatto tutti iniziare a fare cinema. Quando me l’hanno detto ho vacillato.

Una partecipazione a #GIFFONI50PLUS e un riconoscimento che gli “fa venire ancora più voglia di raccontare l’infanzia, l’adolescenza, che sono davvero l’inizio di tutto. Ne parlerò anche in uno spettacolo che porterò a teatro, non appena sarà possibile: si tratta de La vita davanti a sé di Romain Gary.” Al termine dell’incontro con i ragazzi della sezione IMPACT! ne ha regalato un assaggio in anteprima, attraverso uno splendido monologo (qui un estratto: https://bit.ly/3l9qf8s).

I giffoners gli hanno chiesto il ruolo a cui è più legato: “Ne La scuola ero un professore che si occupava solo degli ultimi della classe, il contrario di quello che fa la scuola italiana, che si occupa solo di chi non ne ha bisogno. Quel momento della mia carriera è stato particolarmente importante perché ho sentito l’utilità di quello che facevo, ascoltare i ragazzi come un educatore.

Un cinema indissolubilmente legato alle sale cinematografiche, che “se non ci saranno più, presto non ci sarà neanche l’autore del film: si occuperà di tutto il produttore, che avrà come unico intento la vendita del prodotto. Con le piattaforme di adesso molte volte si ha la tendenza a trattare il regista come un tecnico a cui si commissiona un compito. Questo spesso annulla lo stile e il gusto personale di un’opera. Bisogna resistere, come al solito.

L’attore si è aperto poi su una riflessione personale sulla società: “Siamo tutti delle specie di monadi: ‘l’altro’ è il nemico, la minaccia. Io in tv vedo solo gente che vuole eliminare gli altri. Se ‘l’altro’ non diventa un’opportunità io non so come potremo andare avanti.

Un’infanzia, quella di Silvio Orlando, che non è stata facile: “Ognuno ha le sue di ferite, per esempio io ho la perdita di mia madre arrivata dopo una lunga malattia quando ero bambino: la decomposizione di un corpo che ho vissuto da quando avevo 6 anni a quando ne avevo 9. Questa è una cosa così travolgente e potente che quando chiudi gli occhi vedi quello. Poteva bloccarmi e avere degli esiti catastrofici, invece mi ha dato forza e fatto resistere. L’essere umano è portatore di ferite e quindi di poesia, è questa una cosa che mi ha ispirato sempre.

Per finire, un’anticipazione di quello a cui assisteremo a breve, con il suo ritorno al cinema: “A breve presenteremo due film: entrambi toccano tematiche sociali importanti, interrogandosi su come spezzare una catena di violenza, e entrambi sono legati a Napoli: Il bambino nascosto e Ariaferma, con Toni Servillo. Quest’ultimo è ambientato in carcere, che purtroppo non sembra mai un luogo di umanità.”

Com. Stam.

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