Elezioni

I candidati sindaci si confrontano all’Istituto Pedro Arrupe

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In che modo Palermo riuscirà a rispondere ai bisogni dei quartieri, a potenziare la sua macchina amministrativa e ad essere attrattiva dal punto di vista economico?

A rispondere sono stati, ieri sera, presso l’istituto di formazione Pedro Arrupe tutti e sei i candidati sindaci alla futura guida della città.

“Il cambiamento reale della nostra città potrà avvenire sono facendosi promotori in chiave partecipativa di processi concretamente innovativi – ha detto nella sua introduzione p.Gianni Notari, direttore del Pedro Arrupe -. Se vogliamo una città diversa dobbiamo avere il coraggio di fare scelte importanti che ci spingono a non essere solo spettatori passivi ma ad assumerci insieme le responsabilità per diventare attori di un cambiamento sociale e culturale possibile. I cittadini e le cittadine  non possono essere schiacciati dalla mediocrità di chi non è in grado di dare le giuste risposte”.

“La prima cosa da fare è sicuramente quella di combattere il malaffare – afferma l’architetto Ciro Lomonte – per permettere che le tante persone valide che ci sono nella nostra città possano essere valorizzate per  sviluppare e fare crescere il nostro territorio. Una strada possibile sarebbe quella di intervenire a livello urbanistico con le migliori professionalità per cambiare il sistema che ha creato i ‘ghetti’. Tutto questo avrebbe sicuramente delle ricadute positive sulla città. Sono convinto che se si riuscirà ad amministrare in maniera adeguata la gente risponderà bene. L’amministrazione è formata anche da gente capace che è stata soffocata finora da un sistema non sano”.

“Oggi gli imprenditori e gli attori commerciali chiedono per investire nella città solo regole certe – ha proseguito Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale dal 2007 -. Un sindaco tra le prime cose, deve riorganizzare il personale interno con provvedimenti idonei a migliorare e a rendere più efficiente il sistema organizzativo della pubblica amministrazione. Abbiamo per esempio troppi dipendenti pubblici in partime verticale. Bisogna subito operare una politica attiva sul personale che deve ritornare ad essere pienamente operativo a tutti i livelli. Riguardo agli ‘ultimi’ e alle periferie la città non cambia se non ci impegniamo in primo luogo proprio nei quartieri che hanno più bisogno. Una strada da intraprendere è quella di partire proprio dalle scuole per renderle dei centri sociali e culturali aperti al territorio. Nell’ambito dei Patti per il lavoro e/o per l’inclusione sociale, i beneficiari di Reddito di cittadinanza sono tenuti a svolgere Progetti Utili alla collettività (Puc) nel Comune di residenza per almeno 8 ore settimanali, aumentabili fino a 16 con l’accordo delle parti”.

“Le tre parole chiave da cui partire  – ha continuato il candidato Roberto Lagalla ex assessore regionale all’istruzione – sono certamente l’ascolto delle diverse istanze sociali, la partecipazione e la sostenibilità. Solo a partire da questi tre aspetti si può ricostruire il filo che si è rotto nella nostra città. In particolare, dobbiamo attivarci per rendere efficiente la macchina amministrativa  per esempio a partire dalla semplificazione delle procedure burocratiche e dalla riorganizzazione delle partecipate.  Se più semplici saranno le procedure, maggiore sarà l’attrazione da parte dei futuri investitori. Pensiamo per esempio alla valorizzazione dell’offerta culturale e del turismo. Dobbiamo anche riuscire a trattenere i nostri giovani favorendo anche i processi di start up e di incubazione di impresa. Inoltre, la qualità della vita si raggiungerà solo abolendo le differenze e lavorando per diminuire le povertà educative. Per fare questo abbiamo bisogno pure del terzo settore, dell’associazionismo e del volontariato”.

“Oggi abbiamo una città in grande sofferenza – ha detto Rita Barbera ex direttrice delle carceri Pagliarelli e Ucciardone -. Palermo ha tante bellezze per le quali l’investimento sarebbe facile ma, invece, è difficile a causa della malavita organizzata. Occorre, quindi, partire, proprio dalla lotta alla corruzione e alla mafia per avere una sana macchina amministrativa e una buona economia della città. Solo in questo modo non faremo scappare gli imprenditori. Partendo solo dalle regole e dai percorsi di legalità si potrà sviluppare il nostro territorio anche nelle periferie. Le persone oneste e capaci ci sono e devono soltanto essere valorizzate e motivate adeguatamente per lavorare bene”.

“Si può amministrare bene solo se la macchina amministrativa è efficiente – ha detto pure l’eurodeputata Francesca Donato -.  Sicuramente il Pnrr e l’utilizzo dei fondi europei sono delle occasioni da non perdere. Palermo deve diventare una città europea. Importante al comune è quello di creare una task force di giovani formata per facilitare l’accesso ai finanziamenti europei senza farli perdere. Bisogna, inoltre, attrarre investimenti puntando pure allo scambio di buone prassi e di progetti tra le diverse città. Nelle periferie occorre aprire centri aggregativi che rispondano ai bisogni delle persone, puntando a cultura sport e formazione. Solo così si combatte la mafia”.

“C’è tanto da lavorare per fare diventare Palermo una città attrattiva – ha detto infine l’architetto Franco Miceli -. La qualità deve inevitabilmente passare dalla realizzazione di nuovi servizi efficienti e funzionali. Soprattutto devono essere i cittadini e le cittadine ad essere nuovamente attratti dalla città in cui vivono ed abitano. Per fare questo dobbiamo mettere in campo programmazione e progettualità investendo adeguatamente su nuove professionalità. L’Europa ci chiede di puntare alla bellezza, alla sostenibilità e all’inclusività sociale. Occorre lavorare in queste direzioni. Nelle periferie vanno realizzati i servizi elevando la qualità della vita con il contrasto del disagio e della povertà. Una svolta significativa può partire puntando al decentramento amministrativo con il potenziamento e la valorizzazione piena delle diverse circoscrizioni territoriali. Tutto questo potrà avvenire soltanto operando insieme in chiave esclusivamente partecipativa”. 

Com. Stam./foto

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