Inchieste

I rifiuti, un tormento continuo in Sicilia


Il problema spazzatura è stato da sempre un problema importante in Sicilia, tanto importante che se ne occuparono architetti importanti come Poul Tanghe, figlio del famoso architetto giapponese, Kenzo Tange, con studi di architettura in tutto il mondo. Nel 2005, Tange, presentò a Villa Igea il suo termovalorizzatore di Bellolampo. Progetto subito bocciato dagli ambientalisti per l’emissione di polveri sottili troppo vicine alla città e per l’enorme quantità di rifiuti necessaria al suo funzionamento che avrebbe congestionato il traffico cittadino. Una cosa è certa. Certe soluzione radicali non piacciono nemmeno ai “signori dei rifiuti” che sui rifiuti ci vivono o ci fanno carriera politica. Quelli che pensano di risolvere il problema portando i rifiuti fuori dalla Sicilia. Come fece Napoli nel 2009 che imballò i suoi rifiuti e li spedì via ferrovia in Germania. Per la Sicilia, il costo di un tale sistema, in nave o in treno verso altre regioni d’Italia – secondo uno studio della Regione – verrebbe a costare 150/160 euro a tonnellata al posto dei 100 euro per tonnellate pagati per conferire gli stessi nelle discariche siciliane. Che quello dei rifiuti è un bell’affare lo hanno capito in molti. Lo sa il governatore di Sicilia, Rosario Crocetta, originario del triangolo del petrolchimico di Augusta e che di inquinamento ne capisce. Ottenendo da Roma una sorta di “autostrada dei rifiuti” che dovrebbe consentire ai vari comuni siciliani di scambiarsi i rifiuti fino al 2015, data in cui chiuderanno le ultime discariche ormai allo stracolmo. In odore di chiusura, anche quella di Bellolampo, poco sopra Palermo, che tra il 29 luglio e il 16 agosto del 2012, bruciò per settimane riversando polveri sottili e PM10 su tutta la città di Palermo. Lo sa soprattutto la mafia che coi rifiuti ci fa impresa. A Mondello nel 2014 i carabinieri sequestrano una discarica abusiva dentro il cantiere del capomafia di San Lorenzo, Giuseppe Liga. Rifiuti che tra l’altro provenivano da lavori effettuati per conto della Provincia di Palermo. Lo sanno anche i Finanzieri e Polizia che chiudono un occhio se alcuni disoccupati improvvisano discariche abusive di rottami tra i vicoli delle case popolari. Lo sanno pure il sindaco Leoluca Orlando e la neo ReSet sorta dalle ceneri della vecchia Amia. Dove, una città che dispone di 18 milioni di euro della Comunità europea non riesce a superare il 13,4% di differenziata, contro il 44% ottenuto della Campania. Al di là degli interessi politici e mafiosi, permangono pur sempre i problemi legati alla salute. Sotto accusa percolato, inquinamento falde aquifere e diossina. In Sicilia è allarme sanità. “In Sicilia – ha detto Alessandro Bratti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta rifiuti – c’è una situazione di emergenza non dichiarata. Il sistema rifiuti in Sicilia – continua – è più basato su discariche private non in linea con quelli che sono gli orientamenti comunitari”. Intanto, Palazzo Chigi ha bocciato la proposta di commissariamento e di poteri speciali avanzata da Crocetta. Per Il sottosegretario Graziano Delrio il “dossier rifiuti” del governatore è troppo lacunoso e senza azioni precise. Secondo Roma tutto è rimandato a gennaio 2015, a quando scadranno le proroghe concesse alle ultime discariche rimaste aperte.

di Sbacchis

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