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Il Festival delle Spartenze a Roma, chiuso con soddisfazione l’evento dedicato agli italiani in America

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Istituzioni, accademici e artisti hanno ripercorso il cammino dell’italianità nel cinema americano

Successo e apprezzamento per la tappa del Festival delle Spartenze a Roma. “Il ritorno degli Italiani che hanno fatto l’America”, promosso dall’Associazione AsSud e voluto dal direttore artistico Giuseppe Sommario, si è tenuto presso la Casa del Cinema di Roma, ieri mercoledì 24 novembre, alla presenza di un vasto pubblico in sala e collegato online attraverso la Pagina Facebook del Festival.

L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali della deputata di Forza Italia Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, e del Presidente della Niaf (National Italian American Foundation) Robert Allegrini.

“Sono contenta che il Festival – ha esordito la Nissoli – si occupi anche della cultura italiana negli Stati Uniti frutto dell’impegno e del genio italiano che ha portato le sue capacità artistiche anche oltreoceano influenzando la percezione dell’Italia in terra d’America. In effetti, la cultura italiana e americana hanno sempre interagito in materia di spettacolo in maniera anche complessa ma produttiva, fin dai tempi del cinema muto. L’Italia – ha concluso la Nissoli – ha il cuore anche in America un cuore fatto di italiani e della loro grande capacità artistica di cui siamo tutti molto orgogliosi”.

Il Presidente Robert Allegrini, dal canto suo, ha sottolineato il forte legame che gli italoamericani continuano a mantenere verso la bella Italia.

Introducendo il lungo pomeriggio, il Direttore Giuseppe Sommario ha posto l’accento sull’ambivalenza del comportamento degli americani nei confronti degli italiani che oscilla tra attrazione e pregiudizio. Una dualità-frattura iscritta nel corpo s-partenze dell’emigrante che accompagna sempre gli italiani che se ne vanno (ma anche chi resta), sempre in bilico fra due mondi, fra due sistemi di valori, come dimostra l’inizio de “Il Padrino”.

Anthony Tamburri (Direttore del Calandra Italian American Institute) ha affermato che la rappresentazione negativa della grande emigrazione italiana era presente già agli inizi del ’900 in vignette o disegni realizzati appositamente per denigrare l’italiano. Altrettanto è avvenuto quindi nella messa in scena cinematografica. Negli anni ’60, la nuova Hollywood continua a trattare degli italiani d’America ma viene in qualche modo rilanciata proprio da una generazione di cineasti italo-americani.

Giuliana Muscio (storica del cinema presso l’Università di Padova) ha ricordato come molti attori artisti abbiano scelto o scelgano tuttora cognomi italiani e questo vale anche per l’opera lirica. Non sempre però la cultura italiana è stata accolta a braccia aperte. “Per la società americana Wasp gli italiani non rientravano del tutto nei requisiti white anglo-saxon protestant”, ha spiegato Muscio parlando dell’acronimo Wasp.

Fabio Rossi (linguista dell’Università di Messina) ha ricordato come la comunità Wasp parlasse un inglese diverso dall’italian-american. Gli stessi film doppiati in italiano presentavano limitazioni della dialettalità, come avvenuto per la trilogia de Il Padrino: ci sono forme dialettali che nel doppiaggio vengono normalizzate in italiano. Rossi ha anche sottolineato lo stereotipo hollywoodiano di un’Italia legata a fenomeni di criminalità particolarmente cruenta.

Il momento successivo è stato un focus sul regista di origini italiane Robert Vignola, nato a Trivigno, con il nome di Rocco Giuseppe Vignola, particolarmente prolifico e attivo nel cinema muto del primo ventennio del ’900.

Luigi Scaglione (Presidente del Centro Studi Lucani nel Mondo), parlando dei lucani, ha evocato il loro punto di forza nella discrezione. Sul lucano Doc Francis Ford Coppola, ha detto che ha inaugurato un linguaggio nuovo legato ai sapori e profumi della propria terra d’origine.

A seguire, due esperienze di musei sull’emigrazione: il Museo dell’Emigrazione Marchigiana (Mema), descritto dal responsabile Luigi Petruzzellis come luogo di incontro per formazione, laboratori e visite guidate e che raccoglie storie di marchigiani d’America come Beniamino Gigli o una coppia che di recente ha aperto un ristorante a New York in cui propone ricette antiche delle Marche. L’Italian American Museum di Los Angeles, di cui ha portato testimonianza il Direttore esecutivo Marianna Gatto, mostrando le immagini della storica sede presso la Italian Hall. “Non è stato però il sogno hollywoodiano ad attirare i primi italiani bensì l’agricoltura, la pesca e l’attività vinicola”, ha spiegato Gatto ricordando poi il periodo particolarmente difficile per la comunità italiana durante la seconda guerra mondiale.

Nel finale, il pubblico ha seguito il documentario dedicato a Enrico Caruso dal titolo The greatest singer in the world, con la regia di Giuliana Muscio, realizzato con il sostegno della Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del MAECI. Ha presenziato all’evento Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, che ha annunciato una serie di iniziative per valorizzare e far conoscere il documentario dedicato a Caruso che narra della capacità di integrazione di un italiano all’estero che al tempo stesso rimane profondamente italiano. Vignali ha quindi espresso soddisfazione per il Festival delle Spartenze quale appuntamento sempre più autorevole che racconta la storia dell’emigrazione italiana.

L’evento, che è stato allietato dalle incursioni canore dell’artista lucana Caterina Pontrandolfo con alcuni canti della tradizione migrante italiana, si è concluso con la consegna a distanza del Premio Spartenze assegnato alla deputata Fucsia Nissoli.

Prossimo appuntamento del Festival delle Spartenze sarà il 21 dicembre alla Camera dei Deputati alle ore 16.oo per la presentazione delle numerose tappe 2022 nelle varie regioni italiane

Com. Stam.

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