Musica

Intervista al cantautore Stefano Bruno

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Oggi siamo qui per presentarvi Stefano Bruno, cantautore milanese classe 1990 che si ispira ai grandi nomi del cantautorato ma che è cresciuto con il mito dei Pink Floyd e David Bowie.

Il risultato di questo connubio è Per le strade del cielo, un disco intimo e al tempo stesso sfacciatamente pop. Questo disco rappresenta l’inquietudine di chi sente ogni tanto quello strano bisogno di allontanarsi, perdersi per poi ritrovarsi. Una dichiarazione d’intenti, uno stile di vita che significa sognare, stare con la testa fra le nuvole, con la testa per aria.

Ne abbiamo parlato direttamente con Stefano per saperne di più.

Come nasce Stefano Bruno come cantautore?

Principalmente come appassionato di musica e con un approccio autodidatta e amatoriale. Una passione innata, ma diventata parte integrante della mia vita solo dopo la scuola, intorno vent’anni, quando cercavo un lavoro, un posto nel mondo o soltanto me stesso. Sono sempre stato un ragazzo timido, introverso, che evitava la vita. La musica mi ha solo aiutato a guardare dentro e venire fuori, crescere, credere in qualcosa, sopravvivere e a nuotare in questo mondo liquido e melmoso. A capire che il mio mestiere era vivere la vita, non quello per cui avevo studiato. La musica è un viaggio alla scoperta di sé. Scrivere era un po’ come trovare sollievo, un riparo dal frastuono del mondo. Cantare, invece, era come scoprirsi, sia nel senso di conoscersi ma anche mettersi a nudo, scegliere ed esporsi. Così ho cominciato a lavorare di fino e cercare delle band.

Quanto tempo è durata la lavorazione del tuo album d’esordio Per le strade del cielo?

Otto anni. Forse troppo rispetto alla media e a quanto avrei voluto. Avrei potuto anche produrlo tre anni fa, ma ho dovuto andare a rilento per mettere i soldi da parte e per potermelo finanziare a poco a poco. In questo senso non ho rimpianti e sono fiero di aver realizzati tutto da solo con le mie mani, anche quando ero l’unico a credere in me. Avrei potuto indebitarmi, ma sono molto fiero di alcuni valori che ho ricevuto dalla mia famiglia, di aver atteso e di avercela fatta nonostante gli ostacoli e gli incidenti di percorso. A volte è vero, mi sono sentito inadeguato di fronte a situazioni o insegnanti, perché fin da bambini ci inculcano regole, ci paragonano agli altri e ci pongono aspettative e poi che quando si cresce ti condizionano. Ho imparato a volermi bene e capire che non esistono migliori o peggiori; In realtà siamo solo diversi perché ognuno di noi è unico. Ci sono voluti pazienza, lavoro e sacrifici; persino una pandemia globale a ricordarmi che ogni arte è figlia del suo tempo. Quelle parole e quella musica dovevano viaggiare. Per chiudere un ciclo e cominciarne uno nuovo. Un paio di mesi per registrare l’ultimo brano, poi il mix e il master. La pandemia ha solo dilatato ulteriormente i tempi.

Nicaragua si distingue per essere il brano più spensierato all’interno dell’album, il più leggero e allegro, anche a livello di sonorità. Hai voglia di parlarcene?

Essendo un ascoltatore onnivoro e ossessivo, le ispirazioni sono fin troppe a volte. Mi piace interagire e mescolare. Questo è il mio modo di esplorare e sperimentare. La spensieratezza di Nicaragua è figlia di quel di quello stesso disordine che ha generato gli altri brani. Un uragano di emozioni contrastanti che a volte crea confusione. La stessa inquietudine che fa di me un uomo timido, contemporaneamente introverso ed estroverso, calmo e irrequieto, romantico e cinico, passionale e disilluso.

Ci sono persone e cose che hanno bisogno di più tempo. Certo, difficile che ti sia concesso tempo o attenzione in una società dove tutti devono essere brillanti fin da subito. Ma ci tenevo comunque a mostrare un altro lato di me, quello più spensierato e leggero, che molti non conosceranno mai, ma che sa venir fuori solo in determinati contesti, quando si sente a suo agio. Non tutti hanno la pazienza di aspettare fino alla settima traccia così come non tutti hanno la pazienza nella vita per conoscere qualcuno prima di averlo già etichettato in maniera definitiva. C’è chi stoppa o chi scappa via prima, perdendosi la parte più bella.

Qual è l’elemento che non dovrebbe mai mancare in un pezzo firmato da te?

La semplicità e La mia esperienza personale. Perché la vita è un’immensa fonte di stimoli, una sinfonia agrodolce, che ognuno vive in maniera intima.

Qual è invece il tuo “tallone d’Achille”, l’elemento su cui senti di dover migliorare?

Anche se molto meno rispetto al passato, sono ancora troppo critico e severo con me stesso. Dev’esserci ancora del senso di colpa residuo, di quello che ci sottomette alle “regole” sociali. Dovrei seguire di più il flusso, lasciare scorrere le cose in maniera fluida e spontanea senza arginarle.

Hai già qualche idea per un prossimo disco?

Un nuovo disco? Devo ancora realizzare di avere fatto questo. Mi piacerebbe, eccome! Ma ci vogliono prima canzoni nuove e le risorse per realizzarlo. Poi lucidità e serenità, oltre a curiosità e stimoli nuovi. Tutte cose che al momento mi mancano, anche se in questo periodo sono particolarmente prolifico e ho scritto roba nuova che spero di farvi ascoltare presto. Per un nuovo disco credo che per adesso bisognerà aspettare, un po’ di più, spero non altri trent’anni (ride). Giusto il tempo di schiarirmi le idee, recuperare il giusto equilibrio e metabolizzare il tutto.

Com. Stam.


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