Musica

Intervista alla cantautrice napoletana Lena A.

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Per Uma Records e in distribuzione Sony Music il primo album di Lena A. dal titolo Nuove Stanze.

Un nuovo capitolo definitivo per la cantautrice napoletana che rinnova ancora una volta la sua collaborazione con il produttore Giovanni Carnazza. Benvenuti in un mondo elettronico e malinconico, dove rabbia e amore spesso sono la stessa cosa.

Ecco cosa ci ha raccontato!

Ti senti più vicina alla scena romana o a quella di Napoli?    
Non conosco davvero fino in fondo la scena romana, o almeno, non la conosco tanto quanto quella napoletana. Napoli ha un filone cantautorale molto molto innovativo, riflessivo e armonico, in cui in parte mi rifletto, nonostante spesso i cantautori partenopei scelgano di utilizzare come lingua dei propri testi il napoletano. Per adesso quindi rispondo Napoli, forse anche per una questione di cuore e a quanto questa città e questa scena abbiano ispirato la mia musica e la mia vita.

In che modo senti di non essere Roma, in riferimento al tuo brano?
Quando in una relazione una persona ricopre un ruolo molto più ampio di quello che dovrebbe e vorrebbe vivere, diventa una sorta di caput mundi, il centro di tutto. Così si compromette la relazione di equilibrio e si inquina il bene. Questo è essere Roma. Non esserlo, equivale a prendere le distanze da tale realtà, nonostante sia duro e difficile.

Chi ha lavorato con te a questo disco, e perchè è un nuovo inizio?
Il Piccolo Principe, il libro di Saint Exupéry, recita “per ogni fine c’è un nuovo inizio”. Pubblicare un disco equivale a mettere un punto a dei brani e a un progetto, che poi verrà ripreso in una forma nuova, portato live, ascoltato da più persone. Non c’è bisogno di definire i nuovi inizi con fuochi d’artificio, come accade a capodanno, per segnalare che qualcosa di nuovo è nell’aria, piuttosto vivere come se ci fossero nuove sfide. Un disco è una nuova sfida, soprattutto in questo periodo storico liquido e stanco.

Qual è il filo conduttore che lega tutti i pezzi?

La mia riflessione parte dalla libertà: libertà di rendersi leggeri, intraprendenti, sottratti al tempo, ai minuti, ai giudizi che mettono in ginocchio anche i più temerari. Forse filo rosso che lega tutti i brani è il cercare di conoscersi, di afferrarsi e abbracciarsi, nonostante tutto.

Come stai organizzando il tuo futuro immediato?

Una sola parola: live. Mi manca suonare, guardare negli occhi i musicisti, il pubblico, toccare con mano l’atmosfera che si crea.

Com. Stam.

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