Musica

Intervista con Alessandro Emme

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Alessandro Emme è un cantautore carrarese con una lunga esperienza alle spalle nel panorama rock e metal underground della Penisola.

Nel 2022 ha deciso di dare una svolta al proprio percorso musicale scrivendo alcuni pezzi in italiano, in collaborazione con l’etichetta Musicantiere, di cui ha da poco pubblicato il primo. Il titolo è schietto: Si fotta la libertà. Alessandro ci racconta meglio i temi del brano, il significato del titolo e i progetti per il futuro.

Ciao Alessandro, raccontaci com’è avvenuta la tua scelta di intraprendere un percorso solista. Se non sbagliamo hai già un percorso piuttosto lungo alle spalle.

Più che una scelta è cominciata come una sfida. All’inizio l’ho presa per gioco, poi è scattato qualcosa. Ero andato presso gli studi di Musicantiere; era l’unico posto in cui potevo sfogare un po’ di musica, dato che non avevo una band né una sala prove, così ogni tanto mi capitava di andare là e cantare qualcosa per me o qualcun altro. Quel giorno registrammo una traccia in inglese, su un brano hard rock abbastanza tosto. È stato lì che ho parlato con il produttore Alessandro Di Dio Masa ed è stato lui a lanciarmi questa sfida. Mi disse “fai qualcosa di tuo, hai una bella voce, provaci, credici ma fai qualcosa in italiano perché così possiamo lavorare insieme”. Così quando abbiamo finito ci siamo messi a parlare e sono tornato a casa con un sacco di cose da fare appuntate sul mio taccuino.

Il tuo primo brano in italiano ha un titolo piuttosto forte: “si fotta la libertà”. Cosa intendi con questa frase? Di che libertà parli?

Il titolo è forte, lo so, ma leggo titoli molto molto peggiori di artisti che hanno un discreto seguito musicale. Ovviamente la libertà è sacrosanta, non voglio essere blasfemo. Io intendo una libertà che ti ingabbia e non ti lascia spazio. Quel tipo di libertà che ti lascia  solo a casa dopo il lavoro davanti a un piatto riscaldato al microonde, quel tipo di vita spenta che ti porta avanti solo per inerzia. Ti manda fuori di testa a lungo andare. In più c’è un altro aspetto: mentre stavo vivendo una “libertà” di questo tipo ho conosciuto mia moglie ed è per questo che c’è una parte della canzone in cui quel tipo di ribellione prende una forma diversa. Io la sento disperatamente felice questa canzone. Ecco, quel tipo di concetto mi fa stare bene e vorrei sapere se fa star bene anche chi mi ascolta. Poi c’è la frenesia della vita che ti schiaccia, voglio dire: queste cose vanno prese al volo, a costo di mandare tutto a fanculo.

Le chitarre sono ben presenti nel brano, quali sono stati i tuoi riferimenti musicali per comporre il tuo nuovo singolo?

Io ascolto tanta musica ogni giorno. Da bambino facevo finta di suonare in sala dei miei genitori; scrivevo e testi e fantasticavo. Per me la chitarra è stato un inizio nella musica da bambino. Con questo disco ho ricominciato da lì, infatti le sonorità riportano indietro nel tempo, tastiere e chitarre ben presenti con una batteria che picchia. I miei riferimenti? Tutto. Io ascolto dalla musica più pensante a quella più leggera internazionale e nazionale. Posso tranquillamente apprezzare sia Vasco che i Pantera nella stessa giornata, ma per quanto riguarda il brano stesso non ho usato riferimenti precisi: mi sono solo messo a suonare senza pensarci.

Ci racconti l’idea dietro la copertina del singolo?

Nella strofa della canzone cerco “una quantistica occasione” e una verità “in un’interazione perfetta” e cito anche “uno spazio diviso a metà”. Per quanto riguarda musica e significato, il numero è legato strettamente allo storico matematico Fibonacci e alla sezione aurea. Ci sono indizi che indicano una frequenza armonica di 432 Hz come naturale per il giusto LA centrale e conosciuto anche come il LA di Verdi, un puro tono della matematica, ed è coerente con gli schemi dell’universo, in risonanza con il pi greco e la sezione aurea. Storicamente proibita e standardizzata a 440 Hz. È un richiamo storico alla musica, al testo e ai grandissimi Pink Floyd.

Che persona è Alessandro Emme nella vita di tutti i giorni? Cosa fai quando non suoni?

Nella vita normale sono un papà di una bambina di sette anni, Olimpia, e sono fidanzato con Arianna. Abbiamo una casa in collina dove c’è sempre un sacco di confusione, eheh. Lavoro come tecnico programmatore in una ditta di robotica. Amo le moto e auto, americane soprattutto. Sono un pugile “in pensione” ma ogni tanto torno ad allenarmi perché mi aiuta nei momenti peggiori.

Quali sono i progetti per il prossimo futuro, oltre a questo nuovo singolo?

I progetti sono finire il mio album entro l’anno e girare un video quest’estate. Non mi voglio  fermare a questo singolo; sto lavorando a dei testi e a della musica molto forte. Non vedo l’ora di uscire con la prossima canzone; non ci sarà da aspettare tanto, promesso.

Com. Stam./foto

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