Musica

Intervista  con i Van Dyne

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Vorrei“, il nuovo singolo del progetto Van Dyne, un nuovo capitolo che segue l’esordio con “Luna Park” per la band di Bologna.

Si tratta di un brano che suona come un fiore che appassisce, è un quadro rimasto incompleto, è il desiderio di volerlo completare pur sapendo di non avere i colori giusti per continuare. È un brano scritto durante gli ultimi mesi di una relazione e rappresenta una piccola catarsi sentimentale racchiusa in uno degli episodi forse più immediati e diretti del primo EP della band. 

Abbiamo iniziato chiedendo loro riguardo le copertine dei singoli, e poi non abbiamo saputo fermarci.

– Abbiamo notato la raffinatezza delle copertine dei vostri singoli, come connettete brano e copertina? 

Le copertine dei singoli richiamano alcuni frame estratti dai lyric video degli stessi e a loro volta ispirati all’immaginario di Luna Park (con i suoi diamanti neri) e di Vorrei (con le sue suggestioni floreali). Il concept geometrico è stato invece realizzato da Claudio Landi che ha anche curato tutto l’artwork del progetto facendo veramente un ottimo lavoro.

– Come siete arrivati alla decisione di iniziare un nuovo percorso come Van Dyne? Era il momento giusto?

Era sicuramente il momento giusto, con i progetti precedenti avevamo esaurito un ciclo ed eravamo anche fuori dal nostro personale momento musicale. Per cambiare pagina serviva ripartire da zero, è stato un lavoro lungo e faticoso ma siamo molto contenti di averlo intrapreso.

– Perchè, secondo voi, sembra non vadano più di moda gli album? 

Noi tutti nella band amiamo ancora l’idea dell’album come momento fondamentale del processo produttivo ma oggi il modo di fruire la musica è molto più veloce rispetto al passato, è diverso da come è sempre stato e continua ancora a cambiare. Questo in qualche modo fa perdere il senso di ciclicità della produzione musicale. Oggi si punta a tenere costantemente alta la frequenza delle pubblicazioni magari a scapito di lavori più organici. Bisogna però dire che molti artisti affermati, fuori dall’underground, convergono ancora nell’idea dell’album come prodotto di punta.

– Cosa avete in comune con Joelle Van Dyne?

Joelle Van Dyne, personaggio chiave del romanzo Infinite Jest di David Foster Wallace, aveva il potere di ammaliare la gente sia con la sua voce che con il suo volto. Non so se abbiamo qualcosa in comune con lei ma di sicuro ha ammaliato anche noi che le abbiamo tributato il nome della band!

– Che cosa vorreste adesso?

In questo momento vorremmo che la nostra musica possa diffondersi e trovare il suo pubblico. E poi vorremmo anche noi trovare il nostro pubblico suonando dal vivo il più possibile!

Com. Stam.

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