Musica

Intervista con Zafarà

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“Avrei preferito” è il titolo del nuovo singolo di Zafarà, nome d’arte del cantautore siciliano Sergio Zafarana, in uscita in digitale e in radio a partire dal 29 aprile.

Pochi giorni dopo, il 10 maggio, sarà online anche il videoclip (prodotto da Sergio Zafarana & Beautiful Mother, scritto e diretto da Salvatore Bongiorno). Ecco cosa ci ha raccontato!

Qual è la connessione tra il video e il singolo Avrei preferito?

La connessione tra il video e la canzone probabilmente è legata all’atmosfera che il regista Salvatore Bongiorno ha ricercato attraverso l’ascolto del brano. Nella sua idea c’è stata l’intenzione di creare un mini corto in piano sequenza con un unico protagonista (Giuseppe Lo Piccolo), che viene perseguitato da qualcosa, sembra quasi un fuggitivo che, però, alla vista del mare decide di abbandonare tutte le sue ansie con una corsa verso l’acqua.

Quali sono i “bevitori dalla voce roca” a cui ti ispiri?

Ma di fatto credo che tutta la musica che ho ascoltato ha in qualche modo influenzato il mio modo di scrivere e di suonare…tra i bevitori dalla voce roca che hanno segnato il mio amore per certe interpretazioni c’è, giusto per citarne uno, Tom Waits che con le sue evoluzioni nel tempo mi ha sempre affascinato.

Come mai un cantautore siciliano si ispira anche ai “milanesi      capelloni”?

Credo di ricordare ancora nitidamente il fascino ed il benessere che provai alla tenera età di due anni nell’ascoltare “La tartaruga” di Bruno Lauzi, vi assicuro che non mi era minimante passata per la testa l’idea di scoprire quale fosse la sua provenienza o la sua residenza, quella tendenza ha continuato ad essere costante nella mia vita, di solito mi emoziono per le parole, per la melodia, per l’arrangiamento e per le peculiarità di chi sto ascoltando. Per quanto riguarda i capelloni non lo so, forse quelli più vicini a me per età hanno sempre avuto quella tendenza, a volte autolesionistica (come me d’altra parte), di tentare acconciature pericolose e poco sincere.

Cos’è cambiato nella scena musicale da quando hai iniziato?

Beh credo che la scena musicale di oltre vent’anni fa era caratterizzata da meno tecnologia e da un senso di aggregazione diversa, la musica si condivideva nelle sale prova di fortuna e le possibilità di esibizione erano limitate nei locali, oggi c’è molta musica che viene prodotta a livello individuale e il metodo di diffusione è prevalentemente affidato a piattaforme digitali che da un lato consentono una semplicità enorme nel recapitare qualunque tipo di artista, dall’altro ha un po’ tolto il gusto di ascoltare i dischi acquistati (per intero).

Prossimi passi del tuo progetto musicale?  

I prossimi passi del mio progetto sono sempre quelli di chi si diverte a utilizzare la musica come personalissima forma di psicoterapia, auspico di poter continuare a scrivere e pubblicare canzoni per me e per quelle persone che vogliono ascoltarla soprattutto durante i concerti dal vivo.

Com. Stam.


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