Politica

La Legge Merlin può essere “smantellata”

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Era il 1958 quando la senatrice Lina Merlin, con l’entrata in vigore della sua legge, decretò inconsciamente il traffico e lo sfruttamento di donne gestite – perlopiù – dalle mafie italiane e dai loro Paesi di origine. Oggi in parlamento si lavora per riformare la legge Merlin con bordelli controllati di Stato e professionisti del sesso con partita iva.
È sotto gli occhi di tutti che la legge Merlin, con la chiusura delle case di tolleranza, ha fallito. Gli effetti della legge della senatrice socialista sono stati devastanti, figlia di un’Italia bigotta e proibizionista. Certamente si sperava in effetti diversi, ma la legislazione attuale ha solo favorito il traffico degli esseri umani, sfruttamento e aumento delle malattie. Anche per queste ragioni è in atto un’iniziativa bipartisan (Fi, M5s, Pd, Ncd) di 70 deputati che intendono regolamentare la prostituzione con lucciole che dovranno versare le tasse sugli incassi, avere la partita Iva e imporre ai clienti l’uso del preservativo. È una battaglia politica e sociale che partirà già da oggi alla Camera, con la presentazione di un “manifesto” che tenterà di riformare la legge Merlin in linea con gli altri Paesi dell’Ue. Potrebbero tornare i “bordelli di Stato” con i professionisti del sesso che dovranno iscriversi alla camera di commercio. Oggi in Italia le prostitute sono 70mila, con 9 milioni di cittadini che le frequentano. Circa 23mila sono le schiave vittime della tratta, con un giro di affari annuo di circa 4 miliardi. Il gruppo interparlamentare che sta riunendo le proposte di legge mirerebbe a creare lo zoning, zone dedicate al mercato del sesso controllate dai Comuni. Sarebbe un passo in avanti contro la criminalità organizzata. E di civiltà.

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