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La scomparsa di un grande professionista

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Apprendo con grande dispiacere la scomparsa di Gigi Petyx, notissimo fotoreporter e caro amico, definito l’uomo che parlava con le fotografie.  Erano gli anni sessanta ed ebbi modo di conoscerlo presso lo Studio Fotografico Scafidi di Via Mariano Stabile.

In quel periodo io già collaboravo con alcune testate locali e della provincia e spessissimo incontravo Gigi, in varie zone della città con l’immancabile Nikon sempre pronta per l’uso (era sempre il primo ad arrivare sul luogo del delitto) e leggevo tutti gli articoli che riguardavano la sua attività. Ottantatreenne, palermitano del Capo, definito l’uomo che parlava con le fotografie, lo si poteva incontrare nei posti più disparati e per i fotoreporter ed i cronisti, Petyx, grazie alla sua generosità, è stato un grande esempio. Nell’aprile del 2021, Leone Zingales, fondatore del Premio UNCI “Sicilia Cronista”, consegna a Petyx il Premio alla carriera per aver raccontato 60 anni di cronaca. Dopo l’esperienza dagli Scafidi, Petyx passa al Giornale L’Ora dove ho avuto il piacere di lavorare per ben 14 anni (fino alla cessazione definitiva delle pubblicazioni, il 9 maggio 1992), occupandomi di cronaca, spettacolo e sport. Dopo, Petyx si trasferisce al Giornale di Sicilia raccontando, con le immagini, i tanti fatti di cronaca quotidiana. Nel luglio 2015 una sua interessante mostra è ospitata presso il Museo del Giocattolo, alla Certosa di Villa Butera a Bagheria (mia città natale, ndr). Una quarantina di foto in bianco e nero, scattate tra il 1960 ed il 1980, che mostrano bambini palermitani intenti nei loro poveri giochi di strada: (“a campana”, “u zicculu”, “acchiana u’ patri cu tutti i so figghi”…). La Mostra, curata dal figlio Igor Petyx, anche lui fotografo di successo, è intitolata “Occhio di carne e di ferro”, come da prefazione della scrittrice, di origini siciliane, Dacia Maraini, posta sul libro “Palermo Petyx”, edito da Flaccovio, scritto dalle giornaliste Claudia Mirto e Laura Grimaldi e contenente numerose foto.

    Franco Verruso

Com. Stam./foto

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