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L’addio di Luca Lucaroni è un arrivederci: “a bordo pista come allenatore”

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Se esistesse una “Walk of fame” del pattinaggio, è certo che una stella porterebbe il nome di Luca Lucaroni. Classe 1995, nato a Perugia ma adottato dalla Capitale, Lucaroni ha portato sul gradino più alto del podio la bandiera dell’Italia vincendo 13 titoli mondiali (dal 2014 al 2022) tra la specialità del Singolo e quella della Coppia artistico.

E parlando di tandem è impossibile non chiamare in causa la partner di sempre, la fuoriclasse Rebecca Tarlazzi, altra punta di diamante della nostra Nazionale. Questa sembra una storia senza lieto fine, considerato che il campione italiano ha da poco dichiarato di aver appeso i pattini al chiodo, ma la verità è che Luca Lucaroni è pronto a tornare nel mondo delle rotelle sotto un’altra veste: quella dell’allenatore.

“Il ricordo più bello, da quando a quattro anni ho messo i pattini, credo sia la vittoria da Senior del Campionato del Mondo svoltosi a Novara nel 2016. È stato fantastico gareggiare davanti al pubblico italiano e soprattutto avere la mia famiglia sugli spalti – racconta l’atleta -. Quello che mi ha fatto più male è forse stato il secondo posto al Mondiale di Asuncion, in Paraguay, nel 2021. Arrivavo da un brutto infortunio al ginocchio e avevo già pensato che sarebbe stato il mio saluto al Singolo. L’addio ufficiale come atleta, anche nella Coppia, è arrivato un anno dopo, alla competizione iridata a Buenos Aires, in Argentina. Rebecca ovviamente era a conoscenza delle mie intenzioni: pattinando insieme dal 2014 abbiamo instaurato un rapporto speciale, di fratellanza. In tanti ci chiedono se tra noi c’è mai stato qualcosa, ma la risposta è no; abbiamo sempre tenuto distinte le nostre vite private e i nostri sentimenti dal pattinaggio e dagli allenamenti”.

Ma chi ha avuto la lungimiranza di mettere assieme i campioni mondiali del Singolo maschile e femminile per farne una coppia imbattibile? “La proposta è arrivata da Annalisa Marelli, allenatrice e mamma di Rebecca – prosegue Luca Lucaroni seguito negli ultimi anni dal tecnico Luca D’Alisera -. Abbiamo fatto la prima prova assieme nel 2014 e dopo tre mesi abbiamo vinto il Campionato Italiano. Prima entrambi avevamo pattinato con altri partner, ma senza grandi risultati. Ovviamente il pattinaggio non è sempre stato sorrisi: una parentesi terribile è stata la morte nel 2018 di Gabriele Quirini. Dopo il suo incidente avevo pensato di lasciare tutto. Per me lui era un punto di riferimento dentro e fuori la pista, è stata durissima ricominciare. La spinta me l’hanno data proprio i genitori di Gabriele, per loro ho ripreso a indossare i pattini. In fin dei conti non ho mai pensato ad un Luca diverso da così, non mi sarei visto fare null’altro che non fosse pattinare. E pensare che alla prima gara sono arrivato venticinquesimo su cento ragazzi, ma ero il primo tra i maschi e questo mi ha spinto a proseguire. Il trasferimento a Roma è arrivato all’età di 16 anni, ero completamente spaesato: sono passato da un comune di circa 167 mila abitanti a una metropoli. Eppure sapevo che quella era la strada giusta per inseguire il mio sogno”.

Cosa direbbe Luca Lucaroni ai giovani pattinatori di oggi? “Che lo sport deve rendere felici; bisogna pensare a divertirsi, non a diventare campioni mondiali. Quello arriverà di conseguenza. E non lesinare sugli allenamenti: servono costanza e dedizione. Io ho sempre lavorato almeno 4/5 ore al giorno nella preparazione atletica e poi c’è tutto il resto in pista. Adesso sono passato dall’altra parte e devo ammettere è più complicato vestire i panni dell’allenatore che quelli dell’atleta! Ad ogni modo sono convinto che ci si rivedrà presto al “kiss and cry” perché il mondo del pattinaggio resta la mia casa”. 
 

Foto di Raniero Corbelletti (Mondiali Asuncion 2021)

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