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Le imprese a impatto sociale pronte per la transizione del Paese Happening 2021: si chiude la due giorni dedicata ai costruttori sociali

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La fotografia delle imprese a impatto sociale che ha aperto la 22° edizione di Happening della Solidarietà narra un trend, in crescita, di quella che è la maggiore economia coesiva e generativa del Paese.

I dati dell’osservatorio Isnet, presentati in anteprima per l’evento promosso dal Consorzio Sol.Co. Rete di Imprese Sociali Siciliane, raccontano una fetta di mercato e di comunità che in pandemia, quando gli altri arretravano, ha migliorato e potenziato la sua capacità di essere sistema non più terzo, ma che proprio grazie alle imprese sociali, può incidere nell’economia del Paese.

Il 41% delle imprese sociali ha saputo porsi come intermediario tra pubblico e privato, il 38% ha dimostrato capacità organizzativa, il 31% ha saputo leggere e interpretare le opportunità, il 30,5% ha costruito Reti forti e produttive.

Ed è proprio la consapevolezza di interconnettere persone e comunità, laddove il settore pubblico spesso non riesce a far arrivare lo sguardo, e di innescare processi innovativi anche in piena crisi, il filo conduttore di una due giorni che a Catania, il 14 e il 15 dicembre, ha accolto le imprese a impatto sociale restituendo un mandato specifico: ripensarsi come connettori sociali, essere protagonisti nella costruzione di pensiero e azione, innovare servizi mettendo in campo creatività ed energia e formare al cambiamento le nuove generazioni.

«Senza un’infrastruttura sociale il Paese non può reggere la crescita economica – ha detto il sociologo Aldo Bonomi -. Fare impresa sociale significa costruire Reti di comunità larga che guardano al cuore sostenibile delle comunità, per non lasciare indietro gli impauriti e gli ultimi che subiscono i flussi. È qui che si gioca la partita».

Il bouquet di esperienze che ha arricchito Happening 2021- dal Consorzio Sale della Terra al turismo di comunità di Wonderful Italy, passando per la cultura come volano di sviluppo con la storia della Rubbettino Editore – supera la linea di confine tra profit e non profit. Il terreno comune è proprio quello dell’impatto sociale. Per essere competitivi, pur guardando sempre alle fragilità, c’è bisogno di mantenere fermo il sistema valoriale e ripensare alle opportunità come alla capacità di condensare in nuove formule risorse, alleanze di scopo, networking. Temi che devono essere al centro delle agende politiche e sociali e non slogan da prima pagina.

E se la sperimentazione, il fare coniugato al pensare è, forse, la strada per disegnare economie generative e relazionali, Happening si è dimostrato ancora una volta un laboratorio del welfare, dove valorizzare progettualità ed esperienze dei soci ma anche delle tante organizzazioni che insieme a Sol.Co. lavorano a una nuova economia e a costruire comunità accoglienti. Un messaggio trasferito sin dall’ “accoglienza” delle due giornate, curata dai giovani di “Dialogando tra i Fornelli”, tutti ragazzi che grazie al lavoro della Cooperativa Team, socia della Rete Sol.Co., a breve faranno la loro esperienza all’interno di veri ristoranti, e i giovani di “Sollievo”, un progetto sperimentale gestito dall’Asp di Catania e dalla Cooperativa Controvento.

Cooperatori e imprenditori sociali si sono confrontati su quattro temi che sono certamente strategia operativa per ripartire, anche in chiave PNRR: politiche abitative; educazione, crescita e cultura; salute e benessere; lavoro e impresa sociale.

Proprio il PNRR è stato il focus della seconda giornata di lavori. «Bisogna concentrarsi non sulla quantità delle risorse ma sugli obiettivi da realizzare – ha suggerito Stefano Arduini, direttore di Vita Non Profit -. Ci sono strumenti normativi che non sono ancora diventati prassi ed è un tema su cui bisogna lavorare per investire in modo efficace e proficuo».

«Esistono realtà in grado di programmare, pensare, ideare, innovare e di affiancare le Istituzioni nella gestione delle risorse nazionali e locali», ha detto Salvo Litrico, consigliere delegato del Consorzio Sol.Co., che in 27 anni ha fatto, e continua a fare, scelte coraggiose. «Non siamo la stampella delle Istituzioni. Abbiamo imparato a investire su noi stessi, sui processi, sulle relazioni territoriali e vogliamo metterci a disposizione dei nostri decisori».

«Come si fa a immaginare due grandi transizioni, sociale e demografica, se non si mettono al centro persone, comunità, cuore, intelligenza? – ha domandato Edoardo Patriarca, presidente del comitato scientifico di Fondazione Èbbene –. Diventa un’operazione tecnocratica che cala dall’alto dentro a un Paese che resta con tutte le sue fragilità, fatiche, debolezze. E in cui si rischia di aumentare disuguaglianze ed esclusione».

Un’edizione fortemente voluta in presenza dai soci dalle imprese socie della Rete Sol.Co., che ancora una volta scelgono come Consorzio di investire su un momento culturale dedicato al cambiamento e al futuro. Sono stati i cooperatori della Rete Sol.Co., in chiusura di Happening, a premiare i vincitori dell’International Proximity Project, fase finale del progetto Welfare di Prossimità promosso da Fondazione Èbbene, Collegio Unito dell’Adriatico e Fondazione San Gennaro. Dieci team, più di venti giovani che hanno portato sogni e aspirazioni da Spazio47, Hub di Prossimità di Fondazione Èbbene. Sei quelli che hanno ricevuto un contributo economico di 10 mila euro per realizzare i progetti e dare vita a nuovi Hub di Prossimità: Community Welfare, Il quartiere che vogliamo, Ustep, Cose buone dal mondo, Laboratorio trasformativo e La gincana del sabato. Mention speciale a Progettare l’emergenza.

«È necessario diventare attori consapevoli, costruttori sociali – ha sottolineato in chiusura Sergio Mondello, presidente del Consorzio Sol.Co. -. Ripensarsi insieme, uniti e coesi nelle competenze e nelle strategie e nel dialogo costruttivo con altre forze. Ricominciare, non ripartire».

Com. Stam.

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