Economia e Lavoro

L’Italia e l’industria della difesa 4.0

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Possiamo essere certi che l’Industria 4.0 occuperà un ruolo sempre più importante nella società del futuro. Gli apparati produttivi di tutti i Paesi (perlomeno quelli competitivi) troveranno in essa la base del loro sviluppo. Un fenomeno così importante, dunque, non può essere relegato a quelle sole industrie produttrici di beni commerciali pensati per il grande pubblico dei consumatori. Le aziende più competitive dell’industria pesante e della tecnologia informatica sono a conoscenza dell’enorme impatto di queste innovazioni, anche e soprattutto nel settore della difesa.

Aziende come la Leonardo, una delle big dell’industria pesante, che da decenni si è specializzata nella ricerca e nell’innovazione applicate al campo dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza. Una ditta conosciuta ed apprezzata a livello internazionale, ed uno dei maggiori fornitori della nostra Marina Militare. Difatti, il suo core business è oggi costituito dalla sicurezza navale e marittima, ed in virtù della recente “legga navale” essa costituisce un tassello fondamentale nel rinnovamento della nostra flotta.

In una intervista rilasciata lo scorso marzo, il Capitano di vascello della Marina Militare Francesco Esposito ha sottolineato l’importanza di questo tipo di innovazione nel settore della difesa. Benché vi siano delle competenze e dei ruoli che non potranno mai essere completamente automatizzati, tuttavia già da tempo le aziende del settore, in collaborazione con le Forze Armate, stanno sviluppando nuovi approcci 4.0 al binomio “produzione specializzata – esigenze specifiche dell’utilizzatore”. Bisogna ricordare l’importantissimo fattore di crescita che il mare ancora costituisce per tutti i Paesi costieri, e dalla cui efficiente protezione può derivare uno sviluppo positivo anche per il settore civile. Uno sviluppo che non si limita alla crescita economica ma anche allo sviluppo tecnologico: da sempre l’apparato militare ha fornito uno stimolo consistente all’innovazione ed alla creatività produttiva nell’ambiente civile.

Nel 2016 l’allora Ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda lanciò con entusiasmo il suo “Piano Nazionale Impresa 4.0”, nel fermo proposito di incentivare gli imprenditori italiani ad investire in questo genere di innovazione. L’obiettivo era quello di rendere competitive quell’enorme numero di imprese italiane del campo manifatturiero che non riescono più a tenere il ritmo degli aggiornati esportatori stranieri, prima fra tutti la Cina.

Uno dei primi della classe a dare il buon esempio fu Fincantieri, il colosso della cantieristica navale, che nel dicembre dello stesso anno annunciò con orgoglio l’adozione di un sistema di cloud ibrido (marca IBM) che rendesse più agevole e rapida la progettazione di nuove navi. Una risposta concreta alla crescente domanda internazionale da parte degli armatori. Un tipo di innovazione che strizza l’occhio alla cooperazione (potremmo dire) trilaterale fra Italia, Francia e Germania nel campo militare.

Mi riferisco alla ben nota questione riguardante l’acquisizione, nell’autunno dello scorso anno, dei cantieri francesi STX di Saint-Nazaire da parte del colosso italiano. In quello stesso anno, durante il G7 di Torino, venne sancito l’impegno da parte dei tre Paesi di realizzare una più incisiva “integrazione funzionale” nel campo industriale. Con ciò si intendeva dire che la Francia e, soprattutto l’Italia, si sarebbero dovute allineare in fretta alle metodologie e agli apparati produttivi della Germania, all’interno di una struttura ormai consolidata che vede la grande industria teutonica come vertice della struttura produttiva, mentre le piccole e medie industrie italiane si trovano a svolgere un importante ruolo di subfornitura.

E questo ci riporta alla questione dei cantieri STX, con i quali si verrebbe a creare un polo industriale importantissimo per la produzione di armamenti navali, ideati e costruiti con competenze miste, per le marine dei più importanti Paesi dell’Unione. Non per niente, la questione difesa è stato un tema molto sentito dal Presidente Macron, che più volte sollevò la quesitone durante i colloqui preliminari all’acquisizione. E se un ragionamento di questo tipo può sembrare strano, è in realtà una prassi ormai consolidata costruire sistemi d’arma con la collaborazione degli alleati europei. Un esempio recente è l’eccellente caccia intercettore Eurofighter. E non dimentichiamo che l’eccellente classe di sottomarini Todaro è stata realizzata in collaborazione con la KriegsMarine tedesca.

E se la Marina strizza l’occhio a questi innovativi approcci, l’Aeronautica non è da meno. Nel giugno dello scorso anno si è tenuta qui a Roma, presso la Casa dell’Aviatore, un noto convegno dal titolo “Da Industria 4.0 a Logistica 4.0”: rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca e dell’industria si sono incontrati per discutere sull’impatto che questa rivoluzione avrebbe avuto su organizzazioni e strutture complesse come quelle che legano le Forze Armate ai suoi fornitori. Nei mesi successivi all’evento è stata introdotta una piattaforma di collaborazione pensata per relazionare in maniera costante i diversi attori dello scenario della difesa nazionale ed europea. A dimostrazione che non si tratta di una iniziativa isolata ma di un più ampio progetto di rinnovamento non solo dei mezzi, ma anche del modo di approcciarsi alle sfide del domani.

 

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