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“Noi siamo il cielo”. La poesia come evangelizzazione

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Con lo sguardo rivolto lassù, verso l’alto. E’ la penna di Marzia Biondi, poetessa nata a Forlì, educatrice professionale e mediatrice interculturale, a dipingere, con i suoi versi, una realtà tesa verso l’etere, nella sua raccolta “Noi siamo il cielo”. «

Il titolo – spiega l’autrice – è una metafora del contenuto di tutta la raccolta. E’ poesia a sé stante. La parola “cielo” non vuole orientare il pensiero del lettore a qualcosa di solo rasserenante; piuttosto vuole porre domande, sollecitare inquietudine di fronte alle meraviglie della quotidianità e delle difficoltà “fisiologiche” di questo mondo. Queste ultime, se viste con lo sguardo della fede, possono divenire occasione, travaglio per una maggiore elevazione spirituale e conseguente godimento del dono della vita».

Gli argomenti trattati sono la fede nell’amore paterno celeste, la speranza evangelica nel Suo disegno per ciascun essere umano. Su tale “pietra angolare” si basa il sostegno e il punto di riferimento per affrontare il fare quotidiano, le situazioni difficili. «Alcune liriche – racconta la Biondi – sono uno scorcio di tali realtà, compreso l’essere nemici di sé stessi. Altre hanno l’intento di mostrare la bellezza infusa in ciò che ci circonda, nel sorriso, nella madre terra e nel suo fruttificare l’amore di mani umane, quali espressione del Maestro di vita. Lo stupore per quanto si scopre ogni giorno nel guardare alla quotidianità, apparentemente sempre uguale, vuole essere la voce dell’amore divino insito in chi lo accoglie, tramite il quale si può riconoscere quello infuso nel creato, per amore della creatura. L’essere umano, per natura, oltre che dell’amore divino, è intriso di brutture, offuscato da falsi bisogni e desideri sterili, spesso indotti dalla mondanità».
Per raggiungere la pace interiore, dunque, bisogna avere lo sguardo verso l’alto. «Nel libero arbitrio – afferma la poetessa – dato da un amore divino incondizionato, senza misura, l’essere umano può decidere se vivere come morto o se vivere ed essere. Il punto di riferimento per ogni pensiero ed azione è il divino, il cielo; se lo si abbraccia e ci si lascia abbracciare, sì, si può raggiungere ogni giorno la pace interiore. Deve essere continuamente ricercata, tramite la quotidiana conversione all’amore».

«Nella poesia della Biondi – scrive Alessandro Quasimodo nella sua Prefazione – l’impronta è una metafora della fede. L’anima stessa, accompagnata dal fluire incessante del tempo, ritrova l’azzurro del cielo che sembra specchiarsi nella sua purezza». E questa purezza la si ritrova anche nella scrittura. Quella che l’autrice riscopre nei piccoli gesti e nelle piccole cose. «Nel fare quotidiano, negli incontri con gli altri, nell’odorare un profumo, nei momenti improvvisi, bui, di abbandono, nella voce di un’amica. Qui, di fatto, si sta componendo la “trama” dell’anima e dei “colori” con i quali descriverla nel nero su bianco».

Ogni verso vuole suscitare una riflessione interiore: «Desidero solamente che almeno una delle parole che balza agli occhi del lettore possa rimanere incastonata nel suo cuore, lasciare un segno. L’anima farà il resto. Per me – conclude l’autrice – scrivere poesie vuole essere una sorta di evangelizzazione».

Com. Stam.

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