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Processo Capaci bis, Lo Forte: “Giovanni Aiello realizzò la bomba per Borsellino”.

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Ieri si è svolto presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia, il processo Capaci bis che ha visto come teste i due pentiti Vito Lo Forte e Francesco Onorato. Lo Forte ha dichiarato che la bomba di via D’amelio è stata realizzata da Giovanni Aiello, detto “il bruciato” e che l’attentato dell’Addaura a Falcone è fallito per una soffiata rivelatasi poi erronea

“Giovanni Aiello ha preparato la bomba per uccidere Paolo Borsellino quel 19 luglio 1992 e fu lui stesso a sparare ad Antonino Cassarà”. Così il pentito Vito Lo Forte ha dichiarato ieri mattina al processo Capaci bis che si sta svolgendo presso l’aula bunker di Rebibbia a Roma. Lo Forte, interrogato dal pm Stefano Luciani, ha inoltre affermato che dopo quella strage si trovava a Carini agli arresti domiciliari e proprio a casa sua, Gaetano Vegna gli avrebbe raccontato che Aiello e Gaetano Scotto avevano pianificato e realizzato l’uccisione del magistrato Borsellino. “Aiello era esperto di esplosivi e ha fatto tutto lui”, questa la deposizione di Lo Forte che stona con quella rilasciata nel 2009, quando lui stesso disse che l’uomo ricevuto da lui a casa era stato Pietro Scotto e non Gaetano Vegna. Il pentito si è difeso dicendo di avere avuto paura e che dunque nella confusione avrebbe detto un nome diverso rispetto ad un altro. Non sono mancate importanti dichiarazioni sul fallito attentato all’Addaura alla persona di Giovanni Falcone. “L’attentato fallì a causa di due sub che furono scambiati per poliziotti. Così mi disse Angelo Galatolo e Gaetano Vegna. C’erano un poliziotto e un membro dei servizi segreti, a quanto pare si trovavano lì per caso a fare pesca subacquea”, così dichiara Lo Forte, che continua: “Queste informazioni ce le avevano date funzionari importanti…”. Il telecomando che sarebbe servito per far esplodere la villa di Falcone sarebbe stato fornito proprio da Giovanni Aiello, per un favore alla famiglia mafiosa dei Madonia. La testimonianza di Lo Forte appare molto confusa e piena di vuoti di memoria. Dichiarazioni che, spesso, stridono con quanto affermato nei precedenti processi. Forse per paura, o semplicemente per “tempi poco maturi”, il collaboratore di giustizia ha ricostruito tardivamente i pezzi del puzzle. Infatti al pm Luciani, Lo Forte ha spesso detto: “Di tante cose in passato non ho detto niente perché avevo paura. Non volevo cacciarmi nei guai e nonostante tutto in questi anni mi sono successe tante cose orribili. Ad esempio intimidazioni, minacce, pedinamenti. Ora ho voluto parlare per vedere se cambia qualcosa. Il processo Capaci bis vede imputati i boss Salvino Madonia, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello.

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