Economia e Lavoro

SALARI MINIMI: I PIU’ BASSI DI SEMPRE

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[dropcap size=big]I[/dropcap] numeri sono impietosi: 9 milioni e 410 mila in grave difficoltà economica o disoccupati. A questi dati si aggiungono tutti quei lavoratori precari, spesso aggrappati a lavori non graditi.

Numeri che fanno da contorno ad una fotografia più nera che a colori del nostro paese.

La crescita economica del paese stenta a decollare e l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie restano invariati, causando una stagnazione del sistema salariale.

A farne le spese in particolare, i lavoratori men qualificati e meno istruiti che si sono ritrovati costretti a sopportare il peso dell’aggiustamento delle retribuzioni verso il basso che solitamente si manifesta durante le fasi di cicli economici negativi.  A subire una profonda modifica anche le retribuzioni dei lavoratori subordinati.

Il salario minimo ha principalmente la funzione di proteggere le categorie lavorative più deboli e meno rappresentate che si trovano a rischio di povertà relativa, emarginazione e sfruttamento.

In Italia, infatti, circa il 13% dei lavoratori risulta avere un salario orario lordo inferiore al minimo contrattuale rilevante per il settore d’appartenenza, con punte superiori al 30% nei settori agricoli e dell’edilizia.

Detto questo, le retribuzioni orarie contrattuali nel 2014 sono cresciute di circa l’1,3% rispetto al 2013.

Sono i dati più bassi dal 1982, anno in cui l’Istat ha iniziato a comunicare questi dati.

L’indice delle retribuzioni a dicembre non è variato rispetto a novembre ed è aumentato dell’1,1 per cento rispetto allo stesso mese del 2013.

Gli unici settori che a dicembre hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (3,5 per cento); gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi (3,3 per cento); tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9 per cento). Si registrano variazioni nulle nel settore del commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

In Europa solo Spagna, Grecia, Portogallo, Cipro e Croazia registrano dati peggiori dei nostri. Il problema è che l’Italia, fra i paesi europei, è stata quello ad avere un incremento più elevato rispetto a quelli degli standard europei.

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