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Tra cinema, teatro e doppiaggio, Alberto Boubakar Malanchino e il mestiere dell’attore

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Davanti ai giurati del Giffoni Film Festival, Alberto Malanchino racconta fragilità e consapevolezze del mestiere dell’attore

Un vera lezione sul mestiere dell’attore quella con i ragazzi del Festival di Giffoni di Alberto Boubakar Malanchino, attore quasi trentenne conosciutissimo per i suoi ruoli in “DOC” e “Summertime”, ora anche voce di Buzz Lightyear in “Lightyear – La vera storia di Buzz”. “Ci tengo a far emergere il lavoro dell’attore, – dice – è un mondo difficile e meraviglioso, magico e brutale insieme. Quando incontro ragazzi più giovani di me mi emoziono e non riesco a non dargli consigli perché li sento vicini. Avrei voluto che una persona poco più grande di me a 19 anni, quando ho iniziato a studiare per diventare attore, mi avesse detto queste cose”

Malanchino apre ai giffoner il proprio camerino emotivo e backstage lavorativo, mostrando fragilità e consapevolezze del mestiere attoriale e del settore dello spettacolo. E alla domanda  sul tema della 52esima edizione del Festival di Giffoni, gli Invisibili, su quali siano i momenti di invisibilità nel mestiere di attore, Alberto risponde commosso: “Per me dietro quei 100 minuti che tutti guardano in televisione una volta a settimana ci sono 10 anni di invisibilità, di gavetta, crisi, inadeguatezza, di provini andati male, di sguardi preoccupati dei più cari. Per arrivare a quei minuti ci sono tantissimi momenti di invisibilità che so che continueranno ad esserci e che non finiranno mai, è lo stesso per i grandi attori affermati”. 

Sentirsi invisibili fa parte di tanti momenti della vita dell’attore, ma anche di tante altre persone. “Io vengo dall’hinterland milanese, e se hai quindici anni, e sei un ragazzino nero e vai in giro nell’hinterland, tante volte ti senti come una persona invisibile, e a volte passi come una persona indesiderata. Poi a un certo punto ti rendi conto che l’accettazione non passa attraverso lo sguardo degli altri, ma attraverso le scelte che fai come essere umano. E poi è successo che mi sono messo a fare Doc, e la gente mi ha iniziato a riconoscere, però io non sono cambiato come essere umano, sono loro che hanno cambiato la loro percezione di me” Nel ricevere l’Explosive Talent Award di Giffoni, lascia un messaggio di grande valore ai ragazzi in platea “Non aspettate che lo sguardo degli altri su di voi cambi, pretendete da voi stessi di avere uno sguardo migliore nei vostri confronti. Siate più indulgenti ma sappiatevi anche proteggere dalle cose che vi dicono”.  

Com. Stam./foto

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