Politica

Un califfato senza confini


[dropcap size=big]C[/dropcap]ontinua la lotta armata in Siria e in Iraq da parte del gruppo terroristico dell’ISIS per stabilire il califfato. Dopo la riconquista di Kobane da parte dei miliziani curdi, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani riferisce che gli scontri più cruenti nella giornata di ieri hanno visto coinvolte la città di Idlib e di Aleppo. Dall’inizio della guerra civile in Siria ci sono state più di 200.000 vittime e 3 milioni di profughi. La grande coalizione di Stati guidata dagli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS si è dimostrata, fin qui, inefficace per minare le basi del califfato. Nonostante i raid aerei continuino sui territori di Siria e Iraq occupati, gli unici risultati sono stati raggiunti con attacchi via terra piuttosto che via aria con i soli bombardamenti.

Nel frattempo, non si arresta la lotta mediatica tra lo Stato Islamico e l’Occidente. È scaduto al tramonto l’ultimatum in cui esponenti dell’ISIS chiedevano la liberazione della terrorista Sajida Al Rishawi, detenuta in Giordania, in cambio della liberazione dell’ultimo ostaggio giapponese Kenji Goto e del pilota giordano Moaz Al Kasabeh. Il governo giordano vuole esser certo che il video inviato ieri sia autentico e che il pilota, preso in ostaggio il 29 dicembre scorso , dopo che il suo caccia era stato abbattuto dai terroristi, sia ancora vivo. Le precedenti incursioni per tentare di liberarlo, condotte anche dagli Stati Uniti, sono fallite.

Investita dell’ondata di jihadisti è adesso la Libia, paese in cui le divisioni territoriali e l’instabilità politica a seguito della caduta di Gheddafi hanno creato un terreno fertile e privo di controllo per i jihadisti. Nell’est del paese nella regione della Cirenaica è forte la presenza di un gruppo chiamato Islamic Youth Shura Council che ha dichiarato la sua affiliazione con l’autoproclamato califfato islamico in Iraq e Siria. La città di Derna vicino al confine egiziano è sotto il loro controllo già dal mese scorso. Qualche settimana fa l’auto proclamato califfo d’Iraq e Siria Abu Bakr al Baghdadi aveva chiesto ai suoi affiliati di espandersi in Libia, come ultima tappa del califfato prima di sferrare l’attacco decisivo contro l’Europa. La risposta si è materializzata martedì scorso quando un commando di quattro terroristi hanno fatto irruzione al “Corinthia Hotel” di Tripoli si è fatto esplodere uccidendo 12 persone. Secondo stime del governo legittimo di Tripoli, nel frattempo rifugiatosi nella cittadina di Tobruk, sono almeno 6.000 i jihadisti penetrati nel territorio libico provenienti da diverse nazioni non solo del Medio Oriente.

Diventa cruciale l’intervento della comunità internazionale per mediare e conciliare le parti in conflitto attualmente in Libia prima che l’infiltrazione da parte dei jihadisti possa creare ulteriore instabilità nell’area non permettendo la conciliazione e la creazione di un governo di unità nazionale. A Ginevra si susseguono frenetiche le giornate per i negoziati mentre non si arresta l’avanzata dei terroristi.

KKKKK
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