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Tuona dal carcere il professore di Vesuviano “se parlassi io…”

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[dropcap size=big]L[/dropcap]a trattativa Stato – mafia c’è stata, ed essa porta con se intrighi, retroscena e debolezze di uno Stato che preferì sottacere e mediare invece di essere intransigente con le forze criminali. Politici come Claudio Martelli, Luciano Violante, Giovanni Conso ed Oscar Luigi Scalfaro vissero e furono parte di certi accordi. Ancora oggi esistono processi in corso e deposizioni, che hanno visto persino personalità come l’ex Capo dello Stato Napolitano, coinvolte. Ma la situazione in cui versa attualmente il Paese è ancora figlia di accordi tra Stato, politica e criminalità organizzata? Le ultime parole dell’ex camorrista Cutolo dal carcere di Parma, riaprono un dibattito pieno di interrogativi.

Le ultime dichiarazioni di Raffaele Cutolo dal carcere di Parma, hanno riaperto la discussione sulla trattativa Stato – mafia, innescando quel dibattito naturale fatto di storia, interpretazioni e lettura degli eventi che viene a crearsi non solo tra cronisti, ma anche tra cittadini. Recentemente persino l’ex Presidente della Repubblica Napolitano si era visto costretto a deporre, dopo la richiesta dei pm di Palermo, come testimone della trattativa. Ma la trattativa tra Stato e mafia continua ad esistere? A persistere? I rappresentanti istituzionali coinvolti, spesso citati dai collaboratori di giustizia, hanno sempre respinto il sospetto di essere stati al corrente di un dialogo esistente tra Stato e mafia, tra Repubblica italiana e criminalità organizzata. Ma troppi sono stati gli indizi coincidenti, le testimonianze e le comprove alle ipotesi che hanno smentito la tesi del “non contatto”. La trattativa probabilmente riebbe inizio a partire dai contatti del Ros fino alla revoca del 41 bis ai capimafia, col delitto dell’andreottiano Salvo Lima che ruppe gli equilibri dopo la condanna dei mafiosi – all’ergastolo – nel maxi processo di Giovanni Falcone. Il rapporto tra mafia e politica si interruppe dunque dopo decenni con l’omicidio di Lima: ma quando riprese? In quell’anno Calogero Mannino, incontrò il capo della polizia Vincenzo Parisi ed il capo dei reparti speciali dei carabinieri Antonino Subranni per contattare i boss e arrivare ad un patto che tuteli e lo che tuteli. Proprio ieri mattina davanti al gup di Palermo è ripreso il processo stralcio sulla trattativa proprio a carico dell’ex ministro per il Mezzogiorno, accusato di minaccia a corpo politico dello Stato. Per l’accusa, rappresentata dai pm Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Nino Di Matteo, oltre che dall’aggiunto Teresi, non vi sono dubbi sulla comprovata responsabilità dell’imputato definito “istigatore e ispiratore principale del contatto tra Mori, De Donno e Cosa nostra per evitare in qualche modo che la mafia lo ammazzasse”. Dopo la strage di Capaci anche il colonnello Mario Mori ed il capitano Giuseppe De Donno contattarono l’ex sindaco Vito Ciancimino per arrivare a Totò Riina e mediare sulle stragi e sul futuro. Ma mediare per conto di chi? Di quei contatti ne erano coscienti almeno Luciano Violante e Claudio Martelli, allora rispettivamente presidente della Commissione parlamentare antimafia e ministro della Giustizia. E come non ricordare le richieste venute fuori da Riina come le nuove norme sul pentitismo, la revisione del maxi processo ed i vari benefici di legge? E ancora: gli attentati a partire dal 93’, quando la mafia diventò terrorismo con gli attentati di Firenze, Milano e Roma. Il Capo dello Stato in quel momento era Oscar Luigi Scalfaro che dopo una lettera di minacce di chiara provenienza, insieme al Guardasigilli Giovanni Conso, decise di trasferire in regime di normalità circa 400 mafiosi fino ad allora rinchiusi al 41 bis. Perché? Questa è sola una piccolissima ricostruzione del passato, la mafia nel tempo sembra essersi placata almeno nelle dimostrazioni di forza e di sangue. Perché? Le trattative sono riprese o sono sempre continuate? E se fosse una perenne trattativa tra mafia, politica e Stato a delineare una situazione di normalità apparente?

Rogero Fiorentino

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