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“Da bambino inseguivo i draghi”. Nei versi un omaggio all’immaginario fanciullesco

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Quante volte i draghi, creature leggendarie e affascinanti, hanno incantato l’immaginario dei bambini? Ed è stato così anche per Davide Dex Esposito, classe 1978, autore della community dell’Aletti editore, che intitola la sua opera proprio così: “Da bambino inseguivo i draghi”.

«Fin da piccolo – racconta – ho guardato ai draghi, creature mitologiche e spesso al centro di storie e libri fantasy, come a un simbolo di potenza, forza, intelligenza, saggezza e maestosità. Ho visto in questo titolo l’opportunità di omaggiare questo immaginario fanciullesco». I versi, pubblicati nella collana “I Diamanti della Poesia”, parlano di amore impossibile o di storie finite, di tradimenti e di incomprensioni, di paure e di perdita. L’autore ama leggere libri fantasy e di fantascienza. Prediligendo una scrittura più affine al reale, in questa silloge, si è lasciato ispirare da alcune storie fantasy, così da poter scendere più profondamente in ambiti quali la delusione o sensazioni di disagio.

La figura del drago simboleggia una continua oscillazione tra bene e male, tra negatività e conoscenza, che caratterizza la vita di ciascuno di noi. «Nella cultura occidentale – spiega Davide Esposito, che vive e lavora a Trieste – il drago viene spesso associato alla morte e alla distruzione in netta opposizione con quella orientale in cui è portatore di fortuna e bontà. È chiaro che, come in tutte le figure immaginarie e mitologiche, esistono i draghi “buoni” e quelli “cattivi”. Così direi che un drago simboleggia per ognuno di noi una visione differente di come useremmo o potremmo usare il loro potere».

Davide Esposito tende a scrivere di getto, usando inversioni e sintassi spezzate, in modo da dare al lettore libertà di interpretare i nessi. Utilizza un’oscillazione tra parole gergali, comuni o tradizionali e, a volte, si lascia trasportare dalla sperimentazione cambiando completamente tutto, rischiando spesso di risultare incoerente o di non trasmetterne appieno il significato. Tra i suoi autori preferiti, Alda Merini, con cui trova affinità nella sua visione dell’amore, di quella impossibilità di amare in maniera folle, esagerata, quasi mistica, e Bukowski, di cui ama la potenza e quel senso di marcio che riesce a mettere nelle poesie, negli aforismi o nei suoi romanzi.

«La creatività – scrive, nella Prefazione, Alessandro Quasimodo, autore, regista e poeta, figlio del Premio Nobel Salvatore Quasimodo – trasmette energia positiva aiutando ad affrontare problemi e difficoltà. Nell’opera di Esposito il tema della delusione amorosa è fondamentale. Sembra di aver raggiunto degli obiettivi, di poter condividere con la persona cara l’esistenza intera e poi tutto precipita rimanendo nell’oscurità».

Nei versi convivono e sopravvivono realtà e fantasia con una spruzzata di sogni. «La realtà – secondo l’autore – è un fagotto che non sempre piace portare appresso, mentre nelle nostre fantasie e, così, anche nei sogni possiamo trovare una sorta di conforto. Quando il mondo onirico, però, viene invaso dagli incubi, dalle paure o dai dubbi, quello che ne scaturisce sono espressioni negative, che possono rientrare in un contesto poetico nel quale scrivere diviene sfogo salvifico». La poesia diventa, così, un modo per esprimere e comunicare le proprie emozioni. «Mi auguro di riuscire a trasmettere delle sensazioni e delle immagini che possano essere sentite e condivise dal lettore, sentimenti vissuti da loro che possano ritrovare nei miei versi e trovarvi affinità».

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