Inchieste

La rettifica dice tutto non dicendo nulla

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[dropcap size=big]L[/dropcap]e considerazioni dell’avvocato Santoro ci lasciano alquanto perplessi per i seguenti motivi:
1. Si dice che la condanna di tale Giovanni Avanti è avvenuta nel mese di dicembre 2014 e che il suddetto bene, l’ex Supercinema sito in via Cavour”, sia stato affidato nel mese di ottobre 2014. Qui non si parla di questioni squisitamente giuridiche, ma di morale, di etica in difesa proprio dell’immagine che Natale Giunta in questi anni ha incarnato, come chi lotta la mafia. Cosa che nel pezzo noi abbiamo giustamente riportato. MA, c’è un ma che cambia tutto, è vero che Avanti non era ancora condannato, ma su di lui pendeva un procedimento in corso, e cosa ancora più grave dopo la condanna di dicembre, udite udite, la società esiste ancora OGGI. Ad oggi l’amministratore unico delle Demetra s.r.l. è ancora Avanti. Come mai l’avvocato non smonta questo dato di fatto? Come mai dopo la condanna Natale Giunta non ha pensato bene di chiedere ad Avanti di dimettersi da amministratore unico cedendo il 50% delle suo quote? Nulla di tutto ciò, il bene continua ad essere gestito (50% quota societaria) si da Natale Giunta che incarna i panni dell’antimafia, ma anche dallo stesso Avanti condannato per bancarotta fraudolenta. La questione è etica, morale, di opportunità. Come si può pensare che un bene venga rimesso nel circuito della legalità affidandolo ad un condannato? Cosa non piace all’avvocato? Che sia accostato il nome di Giunta ad un condannato? Anche a noi non piace, ma a noi il politichese non ci fa impazzire. La verità continua ad essere quella, se Giunta non poteva sapere che Avanti venisse condannato nel dicembre 2014, oggi lo sa che è stato condannato da ormai 3 mesi, come mai non ha fatto nulla?
2. La smentita parla di verifica che “è stata preliminarmente sottoposta a vaglio da parte del Tribunale di Palermo, conclusosi positivamente”.
La verifica del Tribunale è stata fatta precedentemente, preliminarmente appunto, dalla condanna di Avanti, è normale che il parere sia stato positivo, anche se qualcuno qualche scrupolo avrebbe dovuto farselo visto che nella società figurava anche Avanti che ai tempi era pur sempre indagato, ma presupposto che vogliamo essere garantisti, come mai dopo la condanna di Avanti il Tribunale non ha preso atto che non era convenevole che venisse fatto gestire un bene confiscato alla mafia da un condannato?
3. Nell’articolo parlavamo anche di tale Rubino, cognato di Francesco Cascio ex presidente dell’Ars attuale deputato regionale, che aveva una quota societaria nella Demetra s.r.l. all’inizio, poi successivamente ceduta. Insomma la politica sembra avere un canale preferenziale quando si tratta di affidare beni, chissà cosa accadrebbe ad un imprenditore “normale”, che non ha nè santi in paradiso o politici nè parenti di politici dentro la propria azienda, quando fa richiesta di avere un bene confiscato alla mafia?
Bisogna sempre dire le cose come stanno senza nascondersi dietro ad un dito, bene lottare la mafia, bene non pagare il pizzo, bene portare avanti il made in Sicily, ma l’antimafia la si fa anche non mettendosi in affari con gente che non è in regola con la giustizia; l’antimafia, soprattutto oggi, la si deve fare con la massima trasparenza e coerenza perché alla fine è sempre vero, “Le piccole cose fanno la differenza”, anche se qui si tratta di piccole grandi cose.
Ad maiora.

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