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Rohingya: Save the Children, le bambine e i bambini bloccati nei rifugi indonesiani chiedono maggiore libertà di movimento

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L’Organizzazione esorta la comunità internazionale a incrementare i contributi economici e ad assicurare che il piano di risposta umanitaria per i rifugiati Rohingya sia completamente finanziato, chiede ai governi di esplorare le possibilità di reinsediamento in Paesi terzi e ai governi del Bangladesh e della regione di aumentare le opportunità di lavoro e di istruzione per i rifugiati

Le bambine e i bambini rifugiati Rohingya costretti a fuggire dal Bangladesh e dal Myanmar chiedono alle autorità indonesiane maggiore libertà di movimento per lasciare i rifugi temporanei sovraffollati, visto l’aumento del numero di arrivi. È l’appello diffuso da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro.

L’anno scorso 4.500 rifugiati Rohingya disperati, di cui circa più di un terzo erano bambini, si sono imbarcati in pericolosi viaggi in mare, con un aumento del 22% rispetto all’anno precedente, secondo l’agenzia ONU per i rifugiati UNHCR[1].

Durante una consultazione del mese scorso, i bambini che vivono in due campi profughi ad Aceh, la provincia più occidentale dell’Indonesia, hanno detto agli operatori di Save the Children e di un’organizzazione partner locale che avrebbero voluto “più libertà di movimento” e la possibilità di “uscire dal campo”. Inoltre, hanno sottolineato che, vivendo nei campi di Aceh, le loro principali preoccupazioni, sono avere dei vestiti, un posto dignitoso dove vivere e la possibilità di studiare in un ambiente sicuro.

Si stima che circa 569 rifugiati sono stati dichiarati morti o dispersi durante il loro viaggio in mare, il numero più alto dal 2014, quando si raggiunsero le 730 persone.

Imran*, 14 anni, un ragazzo Rohingya rifugiato in un campo di Aceh, ha trascorso circa 4 settimane in mare quando la barca su cui si trovava ha esaurito le provviste tre giorni prima di sbarcare in Indonesia. “Ero preoccupato e lo erano anche tutte le persone a bordo. Nella nostra barca non c’era più molto cibo”, ha raccontato. Imran spera di studiare all’università e di diventare medico, avvocato o di lavorare per un’organizzazione non governativa.

Almeno 1.700 rifugiati Rohingya, di cui oltre il 70% donne e bambini, sono sbarcati ad Aceh e a Nord Sumatra da novembre, con i campi sempre più sovraffollati[2]. I bambini Rohingya e le loro famiglie in Indonesia hanno subito anche violenze fisiche e online[3], con l’aumento delle tensioni nel sud-est asiatico per la crisi migratoria che l’anno scorso ha visto migliaia di Rohingya cercare di fuggire dal Bangladesh e dal Myanmar. A dicembre più di 100 studenti indonesiani hanno sfondato le linee della polizia, hanno aggredito fisicamente i rifugiati Rohingya, li hanno costretti a salire su dei camion e li hanno portati all’ufficio immigrazione chiedendo che venissero espulsi[4].

Save the Children è intervenuta in due campi che ospitano rifugiati Rohingya ad Aceh, dove ha allestito spazi sicuri dove bambine e bambini possono giocare e riprendersi con il supporto del partner locale dell’Organizzazione, la Fondazione Geutanyoe, ma le condizioni di vita anguste e la necessità di ulteriori rifugi rimangono. Altre attività che mirano a sostenere i bambini Rohingya ad Aceh includono lo sport, la visione di film e il “body mapping”, un’attività creativa in cui i bambini sono incoraggiati a disegnare immagini, simboli e parole che rappresentano le esperienze vissute.

“Save the Children Indonesia da novembre sta fornendo cure salvavita ai bambini di Aceh, ma c’è ancora molto da fare. Questi bambini hanno un disperato bisogno di assistenza per sopravvivere e ricevere protezione”, ha dichiarato Kurwiany Ukar, Direttore Generale ad interim di Save the Children Indonesia.“I bambini Rohingya sbarcati in Indonesia sono incredibilmente spaventati dopo i viaggi che hanno dovuto affrontare. Il governo indonesiano ha dimostrato compassione e umanità accogliendo i rifugiati e auspichiamo che continui a farlo. Esortiamo anche altri governi regionali a fare la loro parte e collaborare con l’Indonesia per salvare, assistere e proteggere i Rohingya, anche da attacchi violenti e campagne orchestrate sui social media che mettono a rischio la loro sicurezza”, ha dichiarato Sultana Begum, Responsabile delle politiche umanitarie e dell’advocacy di Save the Children in Asia.

La maggior parte dei rifugiati Rohingya è partita dal Bangladesh, dove più di un milione di persone vivono nel più grande insediamento di rifugiati al mondo da quando sono fuggiti dal Myanmar sei anni fa.

Save the Children ha invitato la comunità internazionale a incrementare i contributi economici e ad assicurare che il piano di risposta umanitaria per i rifugiati Rohingya sia completamente finanziato e che venga dato supporto per soddisfare le esigenze di emergenza dei rifugiati Rohingya che arrivano in Indonesia. L’Organizzazione chiede, inoltre, ai governi di esplorare le possibilità di reinsediamento su larga scala in Paesi terzi e ai governi del Bangladesh e della regione di ampliare le opportunità di lavoro formale e di istruzione per i rifugiati Rohingya e per le comunità ospitanti.

Save the Children è una delle principali Ong internazionali che operano nei campi di Cox’s Bazar in Bangladesh. Dal 2017 ha raggiunto circa 600 mila rifugiati Rohingya, tra cui più di 320 mila bambini.

[1] Data la difficoltà di tracciare le persone che si imbarcano e sbarcano dalle imbarcazioni, per non parlare di quelle che muoiono in mare, queste cifre sono approssimative.

[2] https://www.hrw.org/news/2024/01/16/indonesia-protect-newly-arrived-rohingya-refugees

[3] https://www.unhcr.org/asia/news/press-releases/unhcr-disturbed-over-mob-attack-and-forced-eviction-refugees-aceh-indonesia

[4] Human Rights Watch https://www.hrw.org/news/2024/01/16/indonesia-protect-newly-arrived-rohingya-refugees

Com. Stam.

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