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Sciame sismico nella zona rossa vesuviana

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[dropcap size=big]I[/dropcap]l Vesuvio trema ancora, dopo anni di piena e soporifera attività sempre e costantemente monitorata dall’Osservatorio Vesuviano. Dalla giornata di ieri, i dati sono diventati da monitorati a particolarmente attenzionati. Erano le 16.22, infatti, quando i sismografi dell’osservatorio hanno iniziato a registrare uno sciame sismico, continuo e ripetuto, di lieve entità, ma che di fatto ha innalzato il livello di attenzione su quello che viene definito il vulcano più pericoloso d’Europa. Un movimento sismico durato più o meno tre quarti d’ora, durante cui sono state segnalate ben trenta microscosse: una ogni minuto e mezzo, con la più “violenta” arrivata a sfiorare i due gradi di magnitudo. Un’attività costante ma non così violenta da essere avvertita dalla popolazione vesuviana. La preoccupazione è però cresciuta non appena i dati sono stati diffusi dagli organi di stampa. Nella cosiddetta “zona rossa”, che racchiude i comuni vesuviani esposti al rischio vulcanico, sono iniziati gli interrogativi sul piano di evacuazione che dovrebbe consentire a circa 800 mila persone di essere trasferite in poche ore, qualora l’azione del Vesuvio dovesse essere più incisiva e preoccupante.  In pochi, alle falde del Vesuvio,  infatti credono che l’attuale piano di evacuazione sia in grado di garantire un esodo di persone in poche ore, visto che sia la viabilità ordinaria non garantirebbe un’idonea valvola di sfogo. Il piano di evacuazione  è motivo di preoccupazione, e già da tempo spinge molti, nell’area vesuviana, a comprare alloggi in aree lontane e facilmente raggiungibili, per timore di una costante l’attività vulcanica. Le persone più anziane ricordano tristemente quando, nel 1944, il Vesuvio eruttò l’ultima volta, creando panico e morti tra la popolazione, all’epoca già afflitta dagli esiti del secondo conflitto mondiale.

Gennaro Galantuomo

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