Calcio

Una Federazione nel pallone

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[dropcap size=big]I[/dropcap]l nostro calcio di tutto aveva bisogno in questo periodo, tranne che dell’ennesimo scandalo che butta pesanti ombre su una Federazione rappresentata nei suoi vertici più alti da quel Tavecchio che, prima della sua elezione, aveva apostrofato il nostro calcio come un centro di accoglienza per gente anche non professionista, pronunciando l’ormai celebre -e razzista- frase “… noi invece diciamo che ‘Opti Pobà è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”.

Questa premessa risulta fondamentale per cercare di capire al meglio i vari ruoli di questa vicenda che vede coinvolto il Presidente della Lazio, Claudio Lotito. Durante un’intercettazione telefonica, si sente il patron biancoceleste parlare con Pino Iodice e dire “Ho detto ad Abodi (presidente di Lega B): se me porti su il Carpi, se me porti squadre che non valgono un c… noi tra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Se c’abbiamo Frosinone, Latina, chi li compra i diritti?”. Una frase gravissima, anche alla luce del fatto che l’interlocutore del presidente della Lazio è il direttore sportivo dell’Ischia, squadra di Lega Pro, categoria che appoggiò in toto (insieme a Lotito) la candidatura di Tavecchio alla presidenza della Federazione. Nella stessa telefonata, si sente anche Lotito vantarsi di “tenere in pugno i voti di 17/18 club dei 20 della serie A” e di avere portato i diritti tv a 1,2 miliardi di euro (rispetto i 700.000 euro degli anni precedenti) che non potrebbero essere più raggiungibili con piccole realtà come quelle di Latina, Carpi e Frosinone a cui -a suo avviso- non interessano a nessuno.

Ma se le parole di Lotito possono avere una loro logica, non lo hanno affatto da un punto di vista puramente sportivo e di immagine. Lo sport italiano ne esce malissimo, si pensi ad esempio alla favola del Chievo che da piccola frazione di Verona si è ritagliata uno spazio importante nella realtà calcistica italiana di oggi, forse ancor più del Verona stesso.
Un mondo, quello del calcio, sempre più nel pallone e se anche i vertici non danno segnali importanti di onestà e di essere al di sopra delle parti, allora continueremo a parlare e sentir parlare di malafede, di imbrogli, di manipolazioni e di tutte quelle cose di cui dovremo profondamente vergognarci perché con i concetti di lealtà e sport hanno ben poco a che vedere.

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