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Cristina Caloni – l’introspezione è vitale per la scrittura

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Cristina Caloni è una donna essenziale, come senza fronzoli sono i suoi scritti. Frutto di un’oculata ricerca e di un guardarsi dentro nel più profondo dell’animo.

– Da dove nasce il tuo amore per la scrittura? Com’è stata questa scoperta?

Nasce da bambina, dalle prime letture – Montgomery, Alcott, Burnett, Verne, Calvino, Pitzorno. Cominciai a scrivere diari e smisi solo per scrivere narrativa, dunque tutto ebbe origine dalla grafomania. Avendo eliminato la forma diaristica, di conseguenza non ho mai avvicinato quella autobiografica e sono incline a evitarla.

– Descrivi il tuo ultimo lavoro.

Il mio ultimo lavoro è ancora inedito e riguarda il processo “letterario” Binda/Macchi. Mi sono ispirata al tragico omicidio di Lidia Macchi nel 1987 per raccontare una storia di marginalità, potere e politica. Ho studiato i verbali dei processi, intervistato gli avvocati e sbobinato il materiale audiovisivo trovato in rete, insomma, c’è dietro molta ricerca, ma ho preferito rimanere nella fiction.

– La cittá dove vivi è per te fonte d’ispirazione? Oppure dove vorresti vivere?

Sono cresciuta in provincia e, forse, sono più interessata al rapporto tra la grande città e la provincia, dunque soffro di bovarismo, sono una Emma, una Lucien Chardon. Il provincialismo in sé mi è sempre sembrato una risorsa, una prospettiva lontana dalle luci e dalle mode cittadine. Nei prossimi romanzi vorrei approfondire e dare più importanza all’ambientazione, cercando di renderla un personaggio.

In ogni caso, non vorrei vivere altrove, amo Milano.

– Il tuo ricordo, personale o professionale, più emozionante.

Di certo la prima presentazione. Tanti scrittori non amano parlare in pubblico, io sì, ho scoperto di ritrovarmi a mio agio a parlare con i lettori, anzi, grazie a questo confronto ho scoperto molte cose che ignoravo riguardo ai miei romanzi, ho capito che la scrittura sovrasta lo scrittore, che la sua opera ha una vita propria, che comunicare è emozionante.

– Alejandro Jodorowski afferma: <<Il tempo asciuga il superfluo e conserva  l’essenziale>>. Che ne pensi?

Avendo una formazione filosofica, tengo il tempo in grande considerazione. Il tempo non esiste, fondamentalmente possiamo misurarlo solo attraverso lo spazio, eppure ci angoscia poiché la parabola della vita tende alla morte. Il tempo si porta via troppi ricordi, insieme alle rimozioni, ma di sicuro conserva quelli più importanti. Nonostante non abbia simpatia per lo “stregone”, sono d’accordo con lui. Per conservare l’essenziale, però, bisogna lavorare sull’introspezione.

– Come vedi il tuo futuro? Obiettivi personali e professionali.

Mi piacerebbe poter vivere di scrittura, benché sappia che l’editoria è in un momento storico difficilissimo. Le multinazionali come Amazon minacciano le librerie, Self publishing e l’editoria a pagamento creano una sorta di dumping, i distributori tengono sulla corda sia editori sia librai, i libri hanno una vita breve quanto quella delle farfalle. Eppure, essendo un’inguaribile ottimista e sapendo fare solo questo – tra l’altro sono disabile visiva e non riesco a trovare un lavoro da dipendente dal 2014 – ci voglio comunque provare. 

L’audiolibro de La mia stagione è il buio

Le video recensioni che, purtroppo, si riferiscono alla prima edizione Castelvecchi de La mia stagione è il buio

di Roberto Dall’Acqua

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