Italia

Una cartella da 200 mln di euro emessa illegittimamente

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Evasori. Immigrati. Disoccupazione. E se il regresso, come i “governanti” vogliono farci credere, non sia determinato da questi fenomeni? E se, invece, la causa primordiale risiedesse nelle politiche di organizzazione amministrativa che lasciano molto a desiderare? Se il fallimento di imprese e società, lo sfruttamento dei cittadini nel mondo del lavoro, la disperazione delle famiglie che non possono “arrivare” a fine mese, fossero i tristi esiti dell’inefficienza delle pubbliche amministrazioni? E qualche aneddoto, effettivamente, sopraggiunge quasi a voler dare una risposta. Una vicenda che suscita particolare scalpore, ma alla cui base è posto il comune denominatore di tanti esempi di vita che quotidianamente colpiscono l’attenzione. La storia, iniziata circa tre anni fa, vede come protagonista il noto marchio commerciale “Gruppo Bernardi”, storico venditore di abbigliamento nel friulano, con un’attività imprenditoriale dislocata in tutto il territorio nazionale tra diversi negozi e lavoratori alle proprie dipendenze. La Bernardi acquisiva a quel tempo una società, la “Life Collection”; quest’ultima, avendo trasferito la propria sede da Napoli a Barcellona, finiva sotto i riflettori dell’Agenzia delle Entrate della Campania per operazioni «in frode dei crediti tributari». L’agente di Equitalia incaricato di riscuotere le tasse dovute non riuscì a notificare la cartella di pagamento alla Life Collection, notificandola allora alla società acquirente, cioè il Gruppo Bernardi, senza tuttavia emanare un avviso di mancato pagamento che, normalmente, precede la notifica della cartella. Cresce “notevolmente” il passivo del gruppo friulano che, prima della “mega” cartella esattoriale (200 mln di euro), ammontava a circa 10 mln. Come se non bastasse, nel 2012, Equitalia sottopose a pignoramento presso terzi il “Gruppo Coin”, un’altra società commerciale del settore tessile, nonché principale fornitore del Gruppo Bernardi. I due stavano, inoltre, avviando una cessione, a favore della Bernardi, di circa 104 negozi aziendali, trattativa finita nel dimenticatoio a causa dello stesso pignoramento. Niente forniture, niente sostegni bancari e una sostanziosa tassa da 200 mln da pagare all’Agenzia delle Entrate campana fanno fallire la Bernardi, portandola (visto l’ammontare della passività complessiva) incontro alla procedura concorsuale dell’amministrazione straordinaria. Solo adesso, si scopre che le tasse da pagare erano illegittime; un’azienda leader nel settore dell’abbigliamento italiano costretta a chiudere i battenti. Per cosa? Una mancata notifica dell’avviso di pagamento. La commissione regionale dei giudici tributari di Napoli, infatti, ha ribaltato il giudizio di primo grado, sancendo l’illegittimità delle pretese avanzate dall’Agenzia delle Entrate e da Equitalia, in quanto era stato escluso il diritto di difesa dei proprietari del gruppo commerciale. Gli ex amministratori aziendali Diego e Silvia Di Tommaso e gli avvocati Luca Ponti e Francesco Spadetto sono pronti a dare battaglia per sospendere la procedura concorsuale e ottenere il risarcimento non solo di quanto già versato (circa 16 mln di euro), ma anche di quanto subìto a titolo di danni. Un errore dell’amministrazione finanziaria che è costato non solo la futile dispersione di denaro pubblico per il recupero dei tributi, ma anche il fallimento di un’impresa il cui destino è forse compromesso. La settimana scorsa, un cittadino di Torino è riuscito a vincere un ricorso (dopo un contenzioso amministrativo durato 24 anni) contro il pagamento indebito di una cartella esattoriale di alcuni milioni di lire. Rimborso ottenuto, ma niente interessi dovuti. Il motivo: la mancanza di un software in grado di calcolarli. La solita opera teatrale: al momento di incassare, non esistono ostacoli di alcuna natura. Ma quando si deve pagare e ritornare il maltolto, mille scuse. Parole al vento. Le ingiustizie e le inefficienze continueranno, tutto a spese dei “contribuenti”.

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