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Caccia, depositate in Cassazione le firme per un nuovo referendum abrogativo

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Sono state depositate in Cassazione le firme per un nuovo referendum abrogativo della legge che regola in Italia la caccia.

La proposta proviende dal movimento “Ora – Rispetto per tutti gli animali” che ha raccolto le firme nei mesi scorsi e depositata la proposta referendaria presso la cancelleria della Corte suprema, mentre sulla Gazzetta ufficiale del 2 aprile è già stato pubblicato l’annuncio della richiesta di referendum abrogativo. Adesso in Cassazione si procederà al controllo della documentazione depositata e della presenza di almeno 500mila firme di elettori. Se tale accertamento dovesse andare a buon fine, spetterà poi alla Corte costituzionale decidere sull’ammissibilità costituzionale della richiesta referendaria sul quesito così proposto: “Volete Voi abrogare l’art. 842 del codice civile, approvato  con R.D. del 16 marzo 1942 n. 262, limitatamente a: Rubrica “Caccia e”; primo comma “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno” e secondo comma “Egli puo’ sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorita’”?”. Il movimento “Ora – Rispetto per tutti gli animali” che ha proposto il referendum contro la caccia e raccolto le firme necessarie è nato nel 2016 per rispondere alla sensibilità per i temi della tutela degli animali e dell’ambiente, ma la sua proposta referendaria non trova tutti d’accordo. Contrarie ovviamente le associazioni venatorie, ma anche buona parte del mondo animalista ed ambientalista, come l’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, che proprio il primo aprile ha compiuto 150 anni dalla fondazione. In un comunicato l’ente si dissocia dall’iniziativa perché “il quesito referendario, probabilmente nato con un fine che accomuna tantissimi italiani, ovvero l’abolizione della caccia, interviene con pressappochismo e pericolosa superficialità, cancellando tutta la normativa a tutela degli animali selvatici che fu creata con un lavoro condiviso tra le parti anche per l’obbligo di recepire le direttive europee e non sugli articoli interessati”.

Ciro Cardinale

CS


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