Editoriale

Le mafie transnazionali sono un pericolo crescente

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Vincenzo Musacchio è professore di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra.

Discepolo di Giuliano Vassalli, allievo e amico di Antonino Caponnetto. È uno tra i massimi esperti e studiosi della criminalità organizzata e con lui affrontiamo il tema della transnazionalità delle mafie moderne.

Intervista degli studenti del Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies di Newark (USA).

Prof. Musacchio, perché è importante la cooperazione investigativa e giudiziaria a livello globale per affrontare la criminalità organizzata più recente?

Le mafie contemporanee in tutte le loro manifestazioni sono ormai un fenomeno transnazionale. È impossibile isolare le attività criminali mafiose solo in uno specifico territorio. Per comprendere il nuovo crimine organizzato occorre avere un quadro completo che non può non prevedere i legami e le connessioni a livello globale. Le reti criminali mafiose ormai operano tutte oltre i confini per cui vanno studiate e combattute a livello mondiale. E’ indispensabile rinvigorire la cooperazione investigativa e giudiziaria nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale e l’Italia in termini di esperienza ha molto da offrire sia a livello europeo, sia internazionale. Sarebbe, inoltre, auspicabile creare una piattaforma mondiale per lo scambio di esperienze di ricerca e di studio in tema di prevenzione e lotta al crimine organizzato.

Perché è così importante lottare la criminalità organizzata in ambito internazionale?

Le nuove mafie sono diventate potenti quanto i governi nazionali in molte parti del mondo. Hanno contatti criminali a ogni livello per cui sono diventate entità da studiare a livello geopolitico. Queste reti criminali sono organizzazioni potenti e consolidate, simili ad una multinazionale, in grado di influenzare il modo in cui i paesi interagiscono tra loro. In Italia, stiamo vedendo come le mafie utilizzano i proventi dei loro crimini per espandersi in molte attività lecite. Senza dubbio, la criminalità organizzata di oggi costituisce un vero fattore di potere e di condizionamento nell’ambiente politico, sociale ed economico globale.

In generale, quali lezioni pensa che si possano trarre dall’analisi della criminalità organizzata in Italia?

La lezione principale che possiamo imparare dall’esperienza dell’Italia è che occorrono basi solide per combattere la criminalità. Le mafie sono in continua evoluzione e tendono a impossessarsi di istituzioni indebolite per continuare a fortificarsi. Dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino il governo italiano non ha più prestato sufficiente attenzione alla costruzione di istituzioni antimafia solide e il risultato è quello che stiamo vedendo oggi: lotta alle mafie ferma al palo. Credo sia ora di rafforzare le nostre istituzioni e non solo a livello nazionale. Ci vorrà molto tempo, ma la speranza è sempre l’ultima a morire. La lezione del maxi-processo alla mafia siciliana è arrivata al prezzo altissimo di molte vite umane ma ancora oggi resta il simbolo di come sia possibile lottare e sconfiggere la mafia.

Come vede l’evoluzione futura della lotta alla mafia in Italia?

Tutto dipenderà dall’evoluzione del Governo in carica (ma anche di quello successivo) che finora non mi sembra abbia fatto molto in tema di lotta alle mafie. La criminalità organizzata italiana è passata da una fase predatoria e stragista a una parassitaria e corruttiva. È un dato di fatto che le reti criminali siano penetrate nei gangli vitali dello Stato. In alcune parti del Paese controllano persino parti delle istituzioni centrali e locali. Per il governo italiano la vera sfida dovrebbe essere proprio invertire questa situazione. Tuttavia, se il Governo investisse nella costruzione di istituzioni pubbliche sane, potremmo iniziare a vedere i primi risultati anche nel breve periodo. Le nuove mafie sono ormai integrate nella società, nella politica e nell’economia. Investono in imprese legali ma utilizzano metodi illegali per competere nei mercati. Le organizzazioni mafiose, specie in un periodo di crisi come questo che attraversiamo, hanno l’occasione per diventare più potenti che mai. Per impedire che questo accada l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di ripristinare a tutti gli effetti lo Stato di diritto e per questo avremo bisogno di istituzioni forti e credibili.

Che cosa può fare la società civile nella lotta contro le mafie?

L’optimum si raggiungerebbe quando la comunità collabora con le autorità investigative e giudiziarie. Affinché ciò accada, tuttavia, lo Stato deve essere affidabile e degno di fiducia da parte del cittadino. La soluzione al dilemma risiede nella comunità stessa. Abbiamo bisogno della piena cooperazione della società civile per affrontare la criminalità organizzata. Finché la società non potrà fidarsi delle sue Istituzioni, la lotta alle mafie sarà sempre in salita. Questo è il motivo per cui credo sia urgente e importante iniziare a costruire istituzioni forti e soprattutto credibili.

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